IN MEMORIA DEGLI ANGELI DI TEREZIN
Bambini, ragazzi cui è stato impedito di crescere, ci hanno lasciato le loro poesie, i loro disegni a testimonianza del loro grande desiderio di vivere
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Il giardinoÂ
E’ piccolo il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentiero
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come un bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirÃ
il bambino non ci sarà .
Franta Bass (1930 – 1944)
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La paura
Di nuovo l’orrore ha colpito il ghetto,
un male crudele che ne scaccia ogni altro.
La morte, demone folle, brandisce una gelida falce
che decapita intorno le sue vittime.
I cuori dei padri battono oggi di paura
e le madri nascondono il viso nel grembo.
La vipera del tifo strangola i bambini
e preleva le sue decime dal branco.
Oggi il mio sangue pulsa ancora,
ma i miei compagni mi muoiono accanto.
Piuttosto di vederli morire
vorrei io stesso trovare la morte.
Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore.
Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!
Eva Picková, anni dodici, (morta 18/12/1943)
Piera
27 gennaio 2010 alle 11:23
su questa tristissima pagina c’è anche un libro di Feltrinelli I bambinii di Terezin che si può richiedere alla biblioteca di Volpiano (per farlo arrivare)
e uno della Fabbri
per chi si chiede come mai disegni e poesie in un ghetto/campo di concentramento e come si sono salvati ecco qualche altra notizia:
Gli adulti più colti, maestri e maestre addetti alla sorveglianza, decisero di avviare una serie di attività culturali con cui dare nutrimento al desiderio di vivere, di conoscere, di crescere dei bambini: nel ghetto isolato dal mondo si udirono le note di concerti, versi, opere teatrali, letture. Vi erano, utilizzando i supporti più vari, veri e propri atelier di disegno.
Era un modo per sfuggire alla realtà , una specie di terapia, la possibilità di vivere altri mondi dentro al ghetto, attraverso quelle facoltà umane che non muoiono nemmeno dietro le sbarre di un carcere o nei confini brutali di un ghetto. Questa ‘terapia’ funzionò non solo per i bambini che ignoravano il destino che li attendeva, ma anche per gli insegnanti che, dovendo costringersi a mostrare vitalità e gioia per creare un presente meno doloroso per i bambini di Terezìn, riuscivano, almeno in parte, a non pensare al futuro.
Di questa esperienza restano i quattromila disegni che l’insegnante artista Dicker-Brandeisovà nascose in due valigie prima di essere deportata e poi morire ad Auschwitz. La collezione riuscì miracolosamente a scampare alle ispezioni naziste e venne riscoperta dopo oltre dieci anni. Restano anche 66 poesie, qualche cartolina e poche lettere, un piccolo prezioso patrimonio conservato nel museo statale ebraico di Praga. Poesie e alcuni disegni sono raccolti nel libro I bambini di Terezin- Feltrinelli
27 gennaio 2010 alle 13:54
Ho trovato queste due poesie particolarmente toccanti, e mi e’ venuto alla mente il monumento che ho visto ad ottobre a Gerusalemme
all’ingresso dello “Yad Vashem” – il museo dell’olocausto si intitolava
Vite spezzate” . Erano colonne di marmo rotte al vertice….
VITA SCIUPATA
Vita sciupata
Che infamia
Che i giorni scorrano senza alcun senso
Che anziché il riso — io conosca soltanto lacrime
Sono avvilita, sono angosciata
Per aver perduto ogni speranza da così tanto tempo
Come accettare la grettezza umana?
Come pensare alla morte — quando il mondo mi sta chiamando!
Non ho ancora vent’anni
Sono giovane!
Giovane,
GIOVANE!
Vita sciupata, che infamia…
Halina Nelken, Auschwitz, 1944
LETTERA ALLA MADRE
[…] Fili elettrici, alti e doppi,
non ti lasceranno mai più rivedere tua figlia, Mamma.
Non credere alle mie lettere censurate,
ben diversa è la verità ; ma non piangere, Mamma.
E se vuoi seguire le tracce di tua figlia
non chiedere a nessuno, non bussare a nessuna porta:
cerca le ceneri nei campi di Auschwitz,
le troverai lì. Ma non piangere — qui c’è già troppa amarezza.
E se vuoi scoprire le tracce di tua figlia
cerca le ceneri nei campi di Birkenau:
saranno lì — Cerca, cerca le ceneri
nei campi di Auschwitz, nei boschi di Birkenau.
Cerca le ceneri, Mamma — io sarò lì!
Monika Dombke, Birkenau, 1943