IN MEMORIA DEGLI ANGELI DI TEREZIN

Bambini, ragazzi cui è stato impedito di crescere, ci hanno lasciato le loro poesie, i loro disegni a testimonianza del loro grande desiderio di vivere

12[1]

Il giardino 
E’ piccolo il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentiero
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come un bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirà
il bambino non ci sarà.
Franta Bass (1930 – 1944)

11[1]

La paura
Di nuovo l’orrore ha colpito il ghetto,
un male crudele che ne scaccia ogni altro.
La morte, demone folle, brandisce una gelida falce
che decapita intorno le sue vittime.
I cuori dei padri battono oggi di paura
e le madri nascondono il viso nel grembo.
La vipera del tifo strangola i bambini
e preleva le sue decime dal branco.
Oggi il mio sangue pulsa ancora,
ma i miei compagni mi muoiono accanto.
Piuttosto di vederli morire
vorrei io stesso trovare la morte.
Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore.
Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!
Eva Picková, anni dodici, (morta 18/12/1943)

Piera

2 Commenti a “IN MEMORIA DEGLI ANGELI DI TEREZIN”

  1. Gaspara scrive:

    su questa tristissima pagina c’è anche un libro di Feltrinelli I bambinii di Terezin che si può richiedere alla biblioteca di Volpiano (per farlo arrivare)
    e uno della Fabbri

    per chi si chiede come mai disegni e poesie in un ghetto/campo di concentramento e come si sono salvati ecco qualche altra notizia:

    Gli adulti più colti, maestri e maestre addetti alla sorveglianza, decisero di avviare una serie di attività culturali con cui dare nutrimento al desiderio di vivere, di conoscere, di crescere dei bambini: nel ghetto isolato dal mondo si udirono le note di concerti, versi, opere teatrali, letture. Vi erano, utilizzando i supporti più vari, veri e propri atelier di disegno.
    Era un modo per sfuggire alla realtà, una specie di terapia, la possibilità di vivere altri mondi dentro al ghetto, attraverso quelle facoltà umane che non muoiono nemmeno dietro le sbarre di un carcere o nei confini brutali di un ghetto. Questa ‘terapia’ funzionò non solo per i bambini che ignoravano il destino che li attendeva, ma anche per gli insegnanti che, dovendo costringersi a mostrare vitalità e gioia per creare un presente meno doloroso per i bambini di Terezìn, riuscivano, almeno in parte, a non pensare al futuro.
    Di questa esperienza restano i quattromila disegni che l’insegnante artista Dicker-Brandeisovà nascose in due valigie prima di essere deportata e poi morire ad Auschwitz. La collezione riuscì miracolosamente a scampare alle ispezioni naziste e venne riscoperta dopo oltre dieci anni. Restano anche 66 poesie, qualche cartolina e poche lettere, un piccolo prezioso patrimonio conservato nel museo statale ebraico di Praga. Poesie e alcuni disegni sono raccolti nel libro I bambini di Terezin- Feltrinelli

  2. Franca scrive:

    Ho trovato queste due poesie particolarmente toccanti, e mi e’ venuto alla mente il monumento che ho visto ad ottobre a Gerusalemme
    all’ingresso dello “Yad Vashem” – il museo dell’olocausto si intitolava
    Vite spezzate” . Erano colonne di marmo rotte al vertice….

    VITA SCIUPATA

    Vita sciupata
    Che infamia
    Che i giorni scorrano senza alcun senso
    Che anziché il riso — io conosca soltanto lacrime
    Sono avvilita, sono angosciata
    Per aver perduto ogni speranza da così tanto tempo
    Come accettare la grettezza umana?
    Come pensare alla morte — quando il mondo mi sta chiamando!
    Non ho ancora vent’anni
    Sono giovane!
    Giovane,
    GIOVANE!
    Vita sciupata, che infamia…
    Halina Nelken, Auschwitz, 1944

    LETTERA ALLA MADRE

    […] Fili elettrici, alti e doppi,
    non ti lasceranno mai più rivedere tua figlia, Mamma.
    Non credere alle mie lettere censurate,
    ben diversa è la verità; ma non piangere, Mamma.
    E se vuoi seguire le tracce di tua figlia
    non chiedere a nessuno, non bussare a nessuna porta:
    cerca le ceneri nei campi di Auschwitz,
    le troverai lì. Ma non piangere — qui c’è già troppa amarezza.
    E se vuoi scoprire le tracce di tua figlia
    cerca le ceneri nei campi di Birkenau:
    saranno lì — Cerca, cerca le ceneri
    nei campi di Auschwitz, nei boschi di Birkenau.
    Cerca le ceneri, Mamma — io sarò lì!
    Monika Dombke, Birkenau, 1943

Scrivi un commento