Ovada Ligure

  

Non vi preoccupate, non è né un errore né un vezzo: semplicemente nel lembo sud-orientale del Piemonte si parla  ligure per un retaggio storico.

Dalle vette degli Appennini si vede il mare e nelle loro valli sono passate le carovane del sale.

Ovada fu sotto i marchesi del Monferrato ma, a partire dalla prima metà del secolo XIIIo, le sue vicende gravitarono nell’orbita di Genova. Nel tardo Medioevo, a fasi alterne, fu sotto il dominio dei Malaspina, dei Visconti, degli Spinola e, fatte salve alcune parentesi nella prima metà dei secoli XVIIo e XVIIIo, la città rimase alle dipendenze di Genova fino al 1820.

Una nota curiosa: sotto la Rivoluzione Francese venne redatto il primo progetto per quella via di comunicazione che, sebbene necessaria, non era mai stata realizzata prima: una strada che collegasse direttamente Ovada con Genova la cui esecuzione sarà però realizzata solo alla fine del 1800.

Passeggiare nel nucleo più antico dell’abitato dà veramente l’impressione di trovarsi in uno dei tanti paesi rivieraschi. Se alziamo lo sguardo possiamo ammirare le inconfondibili facciate liguri dai colori che vanno dal giallo all’ocra passando per il rosa. Le persiane sono verdi ed hanno i battenti che si aprono a ribaltina e, ad abbellire porte e finestre, ci sono motivi ornamentali molto graziosi.

Sulla piazza principale si erge la maestosa parrocchiale dell’Assunta che, con i suoi due campanili, ci regala un bel colpo d’occhio. Questa chiesa racchiude fra le sue mura una storia importante che, come Volpianesi, ci interessa molto da vicino.

Riteniamo sia giusto fare, in questa occasione, una digressione alla descrizione della gita perché c’è un filo che ci lega ad Ovada. Ve lo vogliamo riferire.

Intorno agli anni Ottanta, Papa Giovanni XXIIIaveva dato indicazioni circa l’opportunità di intraprendere azioni di aiuto verso i paesi sottosviluppati.

Il dottor Bordigoni ci ha raccontato che in quegli anni il parroco di allora, Don Vallorio, e l’intera comunità parrocchiale avevano sostenuto, sia economicamente sia operativamente, le Suore Benedettine della Provvidenza di Ronco Scrivia le quali avevano raccolto con entusiasmo il desiderio del Pontefice. Si trattava tuttavia di un progetto ambizioso per cui si sarebbero dovute preparare adeguatamente, andando a studiare ad Anversa: il compito che le avrebbe attese era sicuramente arduo e la competenza doveva essere adeguata.

Nei dispensari ed ospedali dell’Africa i mezzi a disposizione del personale sanitario sono sempre insufficienti per far fronte ad un quotidiano  fatto di situazioni al limite della continua emergenza. In questo contesto le suore avrebbero operato senza poter contare sulla presenza di un medico anche per prolungati periodo di tempo.

Ma, domanderete voi, quale filo riannoda la città di Ovada ed il suo vecchio parroco, prematuramente deceduto, da cui è partito questo magnifico progetto, a Volpiano? È un filo sottile e, tuttavia, estremamente forte e resistente.

Nel 1981 in Burundi, a dar loro un aiuto, arriva un’equipe sanitaria di cui fa parte  anche  il dottor Bordigoni alla sua prima esperienza in quel continente. È lì che conosce le suore con le quali collaborerà negli anni successivi portando avanti, insieme ad altri, un’opera umanitaria altamente significativa.

E così, ogni anno, il dottor Bordigoni ci incontra, con il pretesto di una cena aperta a tutti; in questa occasione ci rende partecipi, quasi come un rendiconto, di cosa è stato fatto nell’anno appena trascorso e degli obiettivi da raggiungere per quello successivo.

La risposta dei Volpianesi a questi appuntamenti è sempre stata forte: l’aiuto e la generosità di tutti fanno sì che si riesca a sostenere e far giungere aiuti importanti, nonostante la distanza: è proprio in questo modo che si è venuto a creare un legame ideale fra la popolazione di Volpiano e quella di Ovada, entrambe solidali con il Centro sanitario di Kabulantwa in Burundi gestito dalle Suore Benedettine di  Ronco Scrivia.

Torniamo, adesso, a bighellonare per segnalarvi una chiesa sconsacrata in Vicolo San Giovanni il cui campanile conserva tracce romaniche. In piazza San Domenico si trova la casa natale di San Paolo della Croce, fondatore della Congregazione del Passionisti. La statua che lo raffigura è collocata vicino al bel portone di ingresso e sulla facciata una nicchia votiva e due affreschi, elementi quest’ultimi che conferiscono una nota di eleganza alla casa. C’imbattiamo anche in una civica scuola di musica: concorrenti dell’Istituto Lessona? Il palazzo che la ospita ha le bandiere all’esterno che, ammettiamolo, conferiscono un certo tono.

Uscendo dalla città ci torna in mente quello che abbiamo letto su una vecchia guida. Sulle montagne che la circondano, nei secoli scorsi, accorsero molti cercatori d’oro con la segreta speranza di trovarvi ricchi giacimenti. Dopo molta ed inutile fatica, la delusione prese il sopravvento e l’impresa fu abbandonata.

In chiusura vi segnaliamo che, proseguendo verso Gavi Ligure, inizia quella che viene definita la strada dei castelli. Il paesaggio è movimentato da una miriade di manieri, torri, ruderi e fortezze fino a formare un anello, all’epoca di protezione, e che oggi ci regala notevoli effetti scenografici.

Ma questa, si sa, è un’altra storia e quindi sarà un’altra gita

Marina e Luciano

2 Commenti a “Ovada Ligure”

  1. gaspara scrive:

    grazie del racconto!

    sabato e domenica torna come ogni anno la vendita di torte “del dottor Bordigoni” o meglio, come insiste lui, del CCM
    vi aspettiamo, ci saremo anche se il tempo non promette molto

  2. Piera Camoletto scrive:

    Bello e molto interessante.
    Grazie.

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