Archivio di dicembre 2015

I mestieri nel presepe piemontese – terza parte

martedì 29 dicembre 2015

presepe

Continuimo con la saga dei personaggi presenti nel presepe piemontese e alle figure scomparse ( da Presepe – I personaggi della tradizione piemontese – Guido Moro – Editore Priuli e Verlucca)

Il Lustrin (lustrascarpe) ancora nella prima metà del’900 contribuiva a creare l’atmosfera di strada, almeno nelle grandi città. La loro presenza, numerosa, si é indebolita con l’asfaltatura delle strade o la loro pavimentazione e con lo sviluppo della motorizzazione. In precedenza con la maggior parte delle vie in terra battuta, le scarpe si sporcavano facilmente; anche la pioggia e la neve contribuivano a sporcarle e il fango e la neve dovevano essere subito rimosse se non si voleva rovinare il cuoio, oltre che per una questione estetica e perciò si ricorreva con frequenza ai servizi dei lustrascarpe, che si trovavano ad ogni angolo di strada.
L’Arvendioira dij brichet (fiammiferaia). L’invenzione dei fiammiferi risale all’Ottocento e solo dalla metà di quel secolo iniziarono ad avere un’ampia diffusione, registrando nei cento anni successivi una crescita esponenziale. Uno dei pionieri fu un farmacista piemontese Domenico Ghigliano che nel 1832 studiò, primo in Italia e tra i primi nel mondo, una particolare formula di fiammifero a sfregamento, citata dalla Gazzetta del Regno di Sardegna. Nei primi decenni dell’Ottocento si usavano dei bastoncini di legno ricoperti di clorato di potassio e zolfo, che si accendevano, con non pochi rischi, per reazione chimica se immersi in acido solforico concentrato. Tra l’Ottocento e il Novecento ne comparvero di diversi tipi: i fiammiferi igienici, privi di fosforo bianco, o i fiammiferi impermeabili, in grado di accendersi anche in presenza di umidità. Anche le confezioni erano diverse , da quelle classiche a cassettino o con aletta, a quelle da borsetta, dotate di specchietto, dalle confezioni famiglia ai cilindri bossoli, alle bugie da poche, con un foro dove inserire una candela. I canali di distribuzioni erano diversi, compresi quelli ambulanti.
Il Sonador (musicante di strada) spesso si intrufolava nei cortili, eludendo la sorveglianza della portinaia e iniziava a cantare le sue canzonette, o arie di opere, accompagnandosi con l’organetto, il violino, il mandolino o la fisarmonica. Non sempre le sue esibizioni erano gradite e allora arrivava il perentorio ordine ” va a canté ant n’autra cort”, espressione diventata poi di uso comune quando si voleva invitare qualcuno ad allontanarsi. Diversi sonador si esibivano per strada, fermi o muovendosi a piedi, in bicicletta o trascinando un carrettino con un organetto a canne o una pianola…..Certi si esibivano camminando e suonando contemporaneamente usando più strumenti legati con cinghie a braccia e gambe. Talvolta veniva richiesta la loro presenza nelle osterie per allietare una festa e intrattenere i clienti. Non poteva mancare la loro presenza nelle fiere e nelle feste patronali.
L’Arvendior ed le mistà (rivenditore di immagini religiose). Il periodo tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e la prima guerra mondiale é probabilmente quello di maggior diffusione delle mistà, cioé le immaginette religiose. L’arvendior era una figura presente nei mercati, nelle fiere e nelle feste patronali, anche se le immaginette venivano distribuite attraverso gli ordini religiosi, in prossimità dei santuari, dai mendicanti che li ricambiavano per un obolo. I santini venivano raccolti in scatole di latta, tra le pagine del messale, esposti nelle case e nelle stalle a protezione di persone e animali. Nel Settecento le immagini relative alla Natività presentano un ampio ventaglio di soggetti e tecniche . Il ricorso a pizzi e decori traforati, li trasformava in vere opere d’arte. Nell’Ottocento con la scoperta della stampa cromolitografica, la produzione si fa copiosa, per’altro scompaiono i pizzi e i trafori, le stampe sono a colori su semplici cartoncini. La minore originalità dell’immagine , lascia spazio alla preghiera, sono proprio di questo periodo le orazioni, tra l’Ottocento e il Novecento.
Il Confratel ( il confratello). Personaggio che rappresenta i membri della confraternita della misericordia o di altre congregazioni. Queste figure assistevano i moribondi, gli indigenti, i malati e soprattutto i condannati alla pena capitale, fornendo loro conforto nel momento del “trapasso”. Era una figura presente nei presepi piemontesi.
Giampé Tadé figura vagante con forte valenza simbolica, non più presente negli attuali presepi. Tale figura rappresentava i Giudei che schernirono Gesù, a cominciare dalla figura di colui che non gli concesse un momento di riposo, impedendogli di appoggiarsi alla porta di casa, mentre saliva al calvario. Costui schernì Gesù e gli impose di proseguire il cammino senza fermarsi, al che Gesù rispose ” per questo camminerai fino alla fine del mondo” e da allora Giampé Tadé vaga senza sosta, angosciato e stanco, senza avere la possibilità di riposarsi. Il personaggio trasmette in modo incisivo il messaggio della punizione divina, che ancora in un recente passato suscitava nei credenti timori e paure tali da condizionarne il comportamento.
Zelomi la levatriss (levatrice) Il messaggio della purificazione , la liberazione dal peccato ritorna con la figura di Zelomi, la levatrice citata nei vangeli apocrifi dell’Infanzia e testimone del parto della Vergine. Nel Protovangelo di Giacomo si racconta che Giuseppe, all’approssimarsi del parto, sia andato alla ricerca di una levatrice e si imbatté in Zelomi, che lo seguì nella capanna, dove già stava nascendo Gesù. Entrata nella grotta si rese conto di aver assistito ad un evento straordinario, per opera dello Spirito Santo. Zelomi porta sottobraccio un cesto con vari panni , sarebbero quelli utilizzati durante il parto, che la levatrice laverà, così come aveva lavato in precedenza il neonato Gesù.

Franca

Mestieri presepi – seconda parte

lunedì 28 dicembre 2015

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Continuiamo con la saga dei mestieri presenti nel presepe piemontese e ormai scomparsi……

Il Parapiové (l’ombrellaio). La patria degli ombrellai risulta essere il Vergante, la zona montuosa che si affaccia sul Lago Maggiore, nel tratto tra Arona e Baveno. Pare che gli ombrellai fossero già attivi nel ’700, in questa zona, spinti dai consueti problemi di sopravvivenza. L’ombrello, parasole, ha origine molto antiche, il parasole é nato in Oriente millenni prima della nascita di Cristo ed era simbolo di potere e veniva usato nelle cerimonie più importanti. Era comunque considerato nell’ 800 – 900 un accessorio importante, praticamente obbligatorio, da qui la grande diffusione. Ne esistevano di diversi modelli, soprattutto nella versione parasole. Da qui l’esigenza di bravi riparatori specializzati, che si spostavano di paese in paese con la loro attrezzatura a tracolla. Pare portassero con sé l’immagine di Santa Barbara, la loro protettrice affinché li prooteggesse durante il viaggio e un rimedio contro il morso dei cani, piuttosto frequenti. Dopo anni di lavoro ambulante alcuni riuscirono ad aprire una loro bottega a Torino e anche in provincia. Noi ricordiamo il padre di Adelina, nostra carissima concittadina, proveniente, se non sbaglio, proprio da quei luoghi,  che era arrivato qui a Volpiano durante i suoi trasferimenti di paese in paese e qui si fermò, dando vita alla sua attività, e richiamando a sé la sua famiglia.

Il Socolé ( riparatore di zoccole). Trattasi di fabbricante o riparatore di zoccole, calzature molto usate non solo dai montanari e contadini piemontesi, ma pure dai popolani delle città. I soco ( da uomo) erano una sorta di scarponcelli con suola di legno e tomaio in pelle nera, dotati di legacci, le socole ( da donna) sembravano invece robuste ciabatte, aperte posteriormente, sempre con suola in legno e tomaio in pelle nera, ma senza legacci. In alcune zone del Piemonte venivano anche usati i sabots, zoccoli ricavati direttamente nel legno, la cui produzione é tipica valdostana, della Val d’Ayas, ma presto diffusasi anche nel Canavese, poi nel Monferrato e nel  Vercellese. Il lavoro per la realizzazione degli zoccoli avveniva nella stalla, d’inverno, al caldo, appoggiati su un ceppo di legno privo di radici e corteccia. Si iniziava dalla suola, ricavata in pezzi di legno lunghi ca. 35 cm. che venivano portati a misura del piede (occorrevano un paio di ore), quindi utilizzando modelli già pronti, si tagliava la pelle del vitello e si realizzava il tomaio, poi inchiodato sulla suola. Si fissava un listello di ferro o di rame sulla punta, per evitare che lo zoccolo si rompesse quando veniva battuto per staccare la neve. Anche la suola veniva chiodata, talvolta, per non scivolare sul ghiaccio.

Il Cioaté (chiodaio) é il fabbricante di chiodi nelle sue diverse forme e dimensioni, oggetto utilissimo e di frequente impiego. Nel presepe vuole anche ricordare il dolore inflitto a Gesù sulla croce. La produzione di chiodi era piuttosto diffusa in Piemonte, a Traves ne divenne una specializzazione e così nelle Valli di Lanzo in generale. In passato i chiodi venivano prodotti artigianalmente ad uno ad uno, partendo da una verga arroventata di ferro, che veniva battuta e modellata sui quattro lati, utilizzando un martello particolare. Nell’apposita chiodaia, si provvedeva a staccare il pezzo forgiato e a dotarlo di testa. Un lavoro di pazienza, che fatto oggi avrebbe un costo altissimo.

Il Cartoné (il carrettiere) Prima dell’avvento dei camion e dei trasporti terrestri, esistevano i carri trainati da cavalli. Spesso si incontravano nelle vie cittadine, ma soprattutto lungo le strade polverose di campagna, con i loro carichi, su sentieri impervi, nei tratti in salita. Alla loro guida i carrettieri, uomini robusti, resistenti alla fatica, il loro lavoro non aveva mai sosta: di notte e di giorno, con qualsiasi tempo e stagione. Possedevano un abbigliamento semplice, ma avevavno un elemento distintivo, una fascia rossa in vita. Se c’era maltempo si proteggevano con l’ombrello o con una mantellina cerata e provvedevano alla copertura della merce trasportata. Nei tratti in pianura talvolta si fermavano per far riposare i cavalli e ne approffitavano per mangiare il classico pane e salame e bere un bicchiere di vino spillato direttamente dal barilotto sempre presente sul loro carro.

Il Cabassin (il facchino) é l’antico nome piemontese del facchino, derivato appunto dalla cabassa, la grande gerla conica con la quale trasportava ogni sorta di oggetti e merci, su brevi e medie distanze  e su cui  si sedeva per riposarsi nelle pause di lavoro, in attesa di clienti. In passato dovevano essere molto numerosi e la loro attività apprezzata, tanto da essere riprodotti tra i pochi mestieranti, con le lavandaie nelle ottocentesche tavole di Gallo Gallina. Venivano chiamati anche gamal, porteur. Provenivano dal Verbano, Miazzina, dove é stata più alta la provenienza di abitanti dedit al facchinaggio, tanto da essere considerata una vera e propria specializzazione. Attività peraltro presente già nel ‘ 600, se non ancora prima…

Alla prossima…….

 

Franca

 

Personaggi e mestieri scomparsi nei presepi piemontesi

domenica 27 dicembre 2015

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Mi è capitato sotto mano in questi giorni di festa il libro ” I presepi nella tradizione piemontese” edito da Priuli e Verlucca e ho scoperto molte cose interessanti riferite ai presepi popolari e in particolare alla tradizione piemontese. Vi consiglio vivamente di leggerlo é ricco di notizie e di spunti curiosi. Per intanto Vi parlerò di alcuni personaggi che mi hanno colpito, perché difficilmente si trovano ancora nei nostri presepi, in quanto si riferiscono a mestieri ormai scomparsi.

Il Brindor (brentatore),   affianca il vignaiolo ed é un personaggio decisamente originale, figura tipica del mercato del vino di Piazza Carlina a Torino, ma presente anche in altre città piemontesi. Ufficialmente regolamentata già dal 1695, assunse notevole importanza nel ‘ 700, con tanto di organizzazione e registro. Il brentatore era un competente assaggiatore, doveva attestare la qualità del vino trattato, consigliarne l’acquisto decretandone il prezzo e provvedeva al trasporto e alla consegna del vino al domicilio dell’acquirente. Indossava una vera e propria divisa: un camice blu, dotato di targhetta di identificazione e portava un bottiglione nel quale gli acquirenti versavano il vino, il pongon, come compenso per il servizio di consegna e di travaso del vino stesso.

L’Asilé (venditore di aceto), un ambulante che una volta si poteva incontrare nei mercati o per le vie della città dotato di un carrettino sul quale trasportava le acetiere contenenti vari tipi di aceto. Meno frequente nelle campagne, dove la produzione dell’aceto si faceva in ogni casa. La grande diffusione dell’aceto era legata all’ampio uso che in Piemonte se ne é sempre fatto, come condimento, per conservare i cibi, per preparare molte salse e i rinomati ” carpioni”. Nel presepe la presenza dell’Asilé vuole ricordare gli ultimi istanti della vita di Cristo, in cui gli fu offerto da bere una spugna imbevuta in acqua e aceto.

L’Acquavitar ( il liquorista) era spesso speziale ed erborista, abilissimo nel preparare bevande a base di china, assenzio, coriandolo, cannella, genziana, bacche di ginepro, chiodi di garofano. Ampia e differenziata era l’offerta di aperitivi e digestivi, spesso venduti appunto nelle farmacie. Molte volte si trattava di produzioni artigianali di vini aromatizzati. Da qui nacque nel 1786 il famoso vermouth, nome che in tedesco significa assenzio, appunto  a Torino all’angolo di Via Viotti e piazza Castello a cui seguì una fortunata produzione industriale.

Il Porta giassa ( portatore di ghiaccio). Prima che si scoprisse il modo di produrre il ghiaccio artificiale, si faceva uso del ghiaccio naturale, tagliato direttamente dai ghiacciai delle vallate alpine e trasportato a valle tra mille difficoltà e pericoli, a dorso di muli e slitte. Veniva venduto ai macellai, ai sorbettieri e negli ospedali e a tutti coloro che avevano problemi di conservazione dei cibi freschi. Col tempo, nelle città furono costruite delle vere e proprie ghiacciaie, come quelle che si possono ancora oggi vedere nel parcheggio sotterraneo di piazza Emanuele Filiberto, che un tempo si estendevano sotto tutta Porta Palazzo. Le ghiacciaie venivano riempite di neve, raccolta in città, ben compattata e il ghiaccio così prodotto  serviva d’estate a conservare la frutta.

Il Magnin ( calderaio in rame) ha la sua terra d’elezione nell’Alto Canavese e nelle valli dell’Orco e Soana. In quella zona era possibile incontrare tutta la filiera della produzione in rame, dalle miniere, la cui produzione doveva essere integrata con la raccolta di rottami in rame e da una consistente importazione.  Il rame veniva fuso, scodellato in appositi fornelli, solidificato e poi battuto al maglio per darne la forma e lo spessore desiderato. Il magnin era l’artigiano itinerante che vendeva i suoi oggetti in rame, riparava i vecchi recipienti, anche in latta e girava di paese in paese.

Il Brustiaire dla cauna ( il pettinatore di canapa) Nel dopoguerra con la diffusione del cotone, la canapa andò scomparendo. Peccato perché  questa attività piuttosto diffusa a livello nazionale  e anche nel Canavese contribuiva ad alimentare un importante settore artigianale e dava sostentamento a numerose famiglie. Anche se prodotta in piccole quantità permetteva di disporre di tela per realizzare la biancheria della casa, anche capi di abbigliamento. Si seminava a spaglio (semi molto vicini) nei mesi di aprile maggio, su terreni ben concimati, riparati dal vento, possibilmente ombreggiati. Le piantine diventavano molto alte ( 2 metri ca), alla fine di luglio, la pianta maschile e quella femminile erano mature. Venivano tagliate, raccolte e trasportate sull’aia al sole ad essicare qualche  giorno. Poi si battevano per ricavarne i semi. I fusti venivano portati a macerare in acqua corrente dai dieci ai venti giorni, quindi si estraevano dall’acqua, si lavavano e si battevano quindi asciugati al sole. Si procedeva alla scortecciatura alla maciullazione al mulino da canapa per ricavarne le fibre. Queste fibre venivano pettinate sbattendole su grandi spazzole dentate, per renderle fini, morbide e allineate, questo era il compito del Brustiaire.

Il Cavié (capellari), provenienti soprattutto dalla Val Maira, Elva per la precisione. La loro era un’attività itinerante e stagionale, svolta nel periodo invernale, per guadagnare un pò di soldi. Le parrucche nell’ 800 erano prodotte con capelli raccolti in Piemonte e questo mestiere aveva raggiunto fama internazionale perché le parrucche prodotte venivano esportate in Francia, in America, in Inghilterra. Il Cavié passava di casa in casa per cercare donne disposte a cedere i loro capelli in cambio di denaro o di un pò di stoffa. Le chiome venivano pesate e pagate un tanto al chilo, in base alla lunghezza, lucentezza, robustezza, e ondulazione….I capelli raccolti portati a casa venivano selezionati a seconda della lunghezza, colore, lucentezza, robustezza, poi pettinati, lavati, orientati nello stesso modo ad uno ad uno e poi utilizzati per il confezionamento delle parrucche.

Spero di avervi incuriosito con questi personaggi. Alla prossima…..

 

Franca

 

 

La letterina a Babbo Natale, ritrovata

sabato 26 dicembre 2015

Babbo Natale

Chi crede ancora nella magia del Natale, sa che ogni tanto avvengono dei piccoli miracoli – chiamatele coincidenze se siete più scettici – che fanno bene al cuore. Ebbene è stata da poco ritrovata una letterina indirizzata a Babbo Natale risalente, pensate, ai primi anni del 1900.
La toccante storia arriva direttamente da New York, o meglio da un camino che il signor Peter Mattaliano stava pulendo in vista delle feste: durante le operazioni di pulizia della canna fumaria, ha scoperto i resti di una letterina a Santa Claus datata 1905 o 1906, scritta da due fratellini di 6 e 9 anni, Alfred e Mary McGann.
I bimbi erano figli di immigrati irlandesi cattolici, di origini umili, ma ciò nonostante molto generosi anche con chi era meno fortunato di loro. Nella parte finale della missiva, infatti, si legge: “Ti prego non dimenticarti dei poveri”, un augurio da parte della piccola Mary che ha iniziato con “Caro Babbo Natale, sono molto contenta che stai arrivando stasera. Mio fratello vorrebbe che tu gli portassi una macchina, ma so che non puoi permetterla quindi portagli quello che credi sia meglio”.
Alfred, dal canto suo, chiese un tamburo e altri semplici doni. Il signor Mattaliano – anche lui originario di una famiglia di immigrati – è andato in fondo alla storia e con l’aiuto degli archivi e di alcuni ricercatori del New York Times, ha scoperto che i bimbi avevano perso il papà nel 1904, che Mary ha lavorato come stenografa e Alfred in una copisteria e che sono morti negli anni ’80 nel Queens senza figli.
L’uomo è uno sceneggiatore e ha tutta l’intenzione di far conoscere al mondo la storia della famiglia McGann; sta infatti cercando finanziatori per promuovere il progetto e al NYT ha dichiarato: “Sarà un messaggio che servirà a infondere generosità e speranza negli altri, una sorta di testamento di umili immigrati di New York”.

funweek.it – Franca

 

AUGURI ……….AUGURI

sabato 26 dicembre 2015

AUGURI DI OGNI BENE A TUTTI  dal Borgo Colombera  -   il Bambinello è nato !!!                              Presepio Colombera

Un allegro alberello di Natale – Dell’Orso

mercoledì 23 dicembre 2015

alberello

Un allegro alberello di Natale
si mette all’improvviso a camminare,
afferra con il ramo un valigione
e si dirige in fretta alla stazione.
Prende un biglietto per il Monte Bianco,
poi si sdraia in cuccetta perché è stanco,
i viaggiatori che gli son vicini
gli chiedono di spegnere i lumini.
Quando arriva in montagna l’alberello
scende dal treno con valigia e ombrello.
Deve trovare presto un posticino
sul Monte Bianco, accanto a un altro pino.
Cos’hai fatto? gli chiedono i fratelli.
Chi ti ha abbandonato con tutti quei gioielli?
Sono stati i bambini a farmi festa,
mi hanno messo una corona in testa,
ma avevo tanta tanta nostalgia
e ho deciso di venire via.
Volevo i miei monti, le mie stelle,
le favole del vento, così belle,
volevo la vostra compagnia,
ed è per questo che son venuto via.
che di averlo vicino son felici,
cosa farai con tutti quei lumini?
Farò luce, d’inverno, agli uccellini.

E. dell’Orso, Filastrocche, Einaudi

 

Franca

 

PRESEPI NELLE CAPPELLE VOLPIANESI

venerdì 18 dicembre 2015

Sono n fase di allestimento i Presepi nelle varie Cappelle Volpianesi,  ecco quello della Madonna delle Vigne – Borgo Colombera – (naturalmente senza Bambinello perché non è ancora nato)

Qualcuno aggiunge anche le foto  degli altri Borghi???Presepe Madonna Vigne 2015

La parte dell’operaio – Dal bollettino parrocchiale del 1951

giovedì 17 dicembre 2015

famiglia

Questo breve racconto mi sembrava adatto al clima natalizio che stiamo vivendo perche ci ricorda quanto sono preziose le cose semplici, i valori veri, quali famiglia, accoglienza, carità, condivisione, interesse verso gli altri, onestà, cominciando dalle persone che più ci sono vicine. Manteniamo viva l’attenzione verso i nostri ragazzi, raccontiamo e facciamoci raccontare le nostre e le  loro giornate, passiamo del tempo insieme a loro, doniamo loro tempo, ascolto e affetto. E’ bello informarci sulle attività che hanno svolto durante la giornata, conoscere  le difficoltà che hanno vissuto, le emozioni che hanno provato, gli amici che hanno incontrato. Così saremmo parte attiva della loro vita. E’ un esercizio, l’ascolto e il dialogo che richiedono costanza, allenamento,  si coltivano nel tempo, giorno dopo giorno, anno dopo anno.  Solo così manterremo viva la comunicazione e saremmo pronti ad accogliere le loro confidenze. Vi rammento un appuntamento importante segnalato da Don Claudio, l’invito, al suono delle campane alle nove di sera, a recitare una preghiera tutti insieme in famiglia, tenendoci per mano.

 
Un uomo fu pagato del lavoro di un giorno con un sacchetto di pomi. – Piaceranno ai miei bambini – disse. Ed era contento della mercede ricevuta. Prese il pacco e si mise in cammino. Ad un’ombra si fermò. Aveva sete e non c’era fontana. Slegò il sacco e prese un pomo. Stava per morderlo, poi disse a sé stesso: – I miei bambini ne avrebbero uno di meno. Rimise il pomo nel sacco e tirò diritto. Non sentiva più sete. A casa i bambini lo aspettavano ed egli si mise a spartire i pomi in parte uguali. A cose fatte, uno era rimasto in fondo al sacco che non toccava a nessuno. – Questo – disse – é per il ragazzo del vicino. L’ho portato proprio per lui. – E tu babbo, non mangi? – Ne ho mangiati tanti sull’albero. Quanto sono più buoni i frutti appena raccolti! – Oh – disse il più piccino – senti il mio se ha lo stesso sapore di quelli che hai mangiato. – Senti anche il mio, – disse il più grande. – Anche il mio, anche il mio – dissero gli altri. – E a piccoli morsi, dalla mano dei figli, l’uomo ebbe la sua parte.

 

Franca

 

 

AUGURI DI NATALE

domenica 13 dicembre 2015

Anche quest’anno la nostra cara Emilia Testù invia i suoi Auguri di Natale con una lettera,  un messaggio d’amore a noi tutti.

 LETTERA DEL NATALE 2015

Quando da noi arriva l’aria dicembrina è facile pensare:  il Natale si avvicina!!

Il più delle volte, in anticipo, a farlo ricordare è la parte commerciale.

L’Avvento è l’attesa della Tua venuta, la festa delle famiglie, la Tua , ma anche la nostra.

Ma la poesia del Natale è ancora, quella dei bimbi piccini che, davanti al presepe, mandano baci a Gesù con le loro manine.

Non chiedono perchè la Tua culla è sulla paglia, ancora non sanno quanti sono gli

Erodi di oggi che dimenticano questo giorno, che non sentono il canto degli Angeli

che annunciano:

” Pace in terra agli uomini di Buona Volontà! “

Quando l’uomo si accorgerà?

Che ascolta solo e sempre il  suo ”  io  ” e, non si accorge che il mondo sul quale vive

è di Dio?

” Andiamo incontro con gioia al Signore ”  in questo Avvento.

Buon Natale a tutti !!

.

Emy

ShowLetterCAV77DTN

auguri-buon-natale

In  questo Natale mi è difficile non pensare a quanti soffrono, il mio pensiero va ai tanti piccoli innocenti che, a  causa delle guerre, anche quest’anno non conosceranno pace e misericordia.

”  Signore intenerisci i cuori dei tanti Erodi e dona pace su questa terra martoriata “

Buon Natale

Piera Camoletto

MANIFESTAZIONI DICEMBRE 2015

mercoledì 2 dicembre 2015

2 MERCOL.   ROCK COVER PARADE   presso Sala Polivalente ore 21

4 VENERDI’   ROCK COVER PARADE  presso Sala Polivalente ore 21

5 SABATO   CONCERTO FILARMONICA VOLPIANESE  - S.Cecilia presso Sala Polivalente ore 21

6 DOMENICA  Mercatino dell’usato in Piazza Madonna  ore 7 – 19  org. Gruppo Alba

6 DOMENICA  Viva ‘l di n’ Vauda   camminata    per i sentieri della Vauda  partenza P.za Cavour ore 15   organ. CAI

8 DICEMBRE  S.Messa  ore  18 Festa dell’Immacolata-  chiesa Confraternita

8 MARTEDI’   fino al 6 gennaio PRESEPI DALLE REGIONI D’ITALIA   presso Pal. Oliveri  organizz. Terra di Guglielmo

12 SABATO  Serata Teatrale   AGENSIA MATRIMONIAL  Unitre di S.Raffaele,Gassino Castiglione  presso S.Polivalente ore 21  INGR.LIBERO

13 DOMENICA  Festa di Natale del TORO CLUB   Pranzo di solidarietà

13 DICEMBRE   S. Messa e Pranczo sociale Assoc. Naz.Carabinieri

13 DOMENICA VILLAGGIO NATALIZIO  - Mille Idee per                                                                               Natale

13 DOMENICA  Festa di Natale  VIET VO DAU  presso Palazzetto

15 MARTEDI  Presentazione del libro  sui racconti di Natale a cura di Marco Volpatto  presso Biblioeca

16 MERCOLEDI’ Festa di Natale  U.S.D. Atletico  Volpiano

16 MERCOLEDI’  scambio di auguri con gli ospiti dell’ Arnaud –  UNITRE  ore 15,30

19 SABATO     Omaggio a       Nino Costa  con musiche, poesie e ballate   Unitre  presso Res. Anni Azzurri   ore 15,30

19 SABATO GRANDE SERATA DI PREMIAZIONE  sportivi e benemeriti  e compleanni associazioni            - organ. Comune

con concerto MONDO D’ARTE  ore 21 Sala Polivalente

20 DOMENICA  Tombolata Centro Riboldi  presso Sala Polivalente  ore 14,30

20 DOMENICA  Esibizione dei piccoli allievi di ballo dei maestri Miki e Barbara presso Anni Azzurri  alle ore 15,30

20 DICEMBRE  Saggio di Natale Twirling Volpiano

20 DICEMBRE  PRESEPE   VIVENTE  zona centro – dalle ore 20 in poi

20 DOMENICA     ARCHITANGHI   Concerto  Sala Polivalente  ore 21

22 MARTEDI  Concerto di Natale   Filarmonica Volpianese e Istituto Musicale Lessona  ore 21 presso Chiesa Parrocchiale

24 GIOVEDI  MESSA DI MEZZANOTTE  ore 23,30  - all’uscita panettone, cioccolata e vin brulè a tutti. Pro Loco

31 DICEMBRE  CENONE  DI CAPODANNO – organizz.   Pro Loco – Centro  Riboldi – Filarmonica e Comune di Volpiano

5 MARTEDI’ Musical presentato dall’ assoc. AIDO  - Sala Polivalente

5 MARTEDI’ Musical  con il Gruppo Colore dei suoni   ore 21  Palazzetto Parrocchiale – oratorio 6

6 MERCOLEDI’   Rappresentazione dell’arrivo dei Magi   ore 9,30  sagrato della Parrocchiale

6 MERCOLEDI  ore 9 Befana Alpina,  visita alle Case di Riposo   S.Messa ore 11,15

6 MERCOLEDI’ Tombolata dei ragazzi presso ala Polivalente