Archivio di gennaio 2015

MANIFESTAZIONI DI FEBBRAIO 2015

sabato 31 gennaio 2015

dom. 1    Pomeriggio danzante con apericena  ore 15   presso Sala Polivalente   organizz. Volpiano in Festa

dom. 1   Mercatino dell’usato – piazza Madonna delle Grazie    ore  7 – 19

sab. 7  Fagiolata e presentazione del Carnevale  c/  Sala Polivalente  ore 19d

dom 8   Festa della Madonna di Lourdes  - ore 11,15 S.Messa e benedizione dei malati e delle persone anziane – Parrocchia e Unitalsi

dom. 8  Fagiolata con presentazione del Carnevale  ore 19  presso Sala Polivalente – organizz. Proloco

mart. 10 Giorno del ricordo –  presso Sala Polivalente ore 21 – organizz. Comune di Volpiano

ven. 13  Festa di Carnevale dell’Asilo Nido – su  invito  presso Sala Polivalente

sab. 14  ” Carnevale insieme ”  con il mago Oscar e gli ospiti della Resid. Anni Azzurri  ore 15,30 – libero  a tutti

sab. 14  Serata danzante   presso Sala Polivalente organizz. Volpiano  in Festa

dom. 15  CARNEVALE VOLPIANESE   ore 11,15 Messa delle maschere – ore 14,30 sfilata dei carri allegorici con partenza dal piazzale Coop ore                  14,30

lu-mart 23-24   spettacolo teatrale – Studenti scuole Medie  presso Sala Polivalente

sab. 28  Serata danzante   presso Sala Polivalente – organizz. Volpiano  in Festa

Cantagiro tutto italiano – Roma

venerdì 30 gennaio 2015

La canzone “Vecchia Roma” del 1951 é il rimpianto della Roma popolaresca che non c’é più, dei vecchi quartieri che hanno lasciato il posto alle nuove urbanizzazioni, del sistema di vita che é cambiato, dei rapporti sempre più difficili tra le persone.  L’interprete é Claudio Villa, il reuccio della canzone italiana. Nato a Roma il primo gennaio 1926, a Trastevere, vero nome Claudio Pica. La famiglia é di modeste condizioni, il padre calzolaio e la madre orlista, tanto che il piccolo Claudio deve svolgere lavoretti di fortuna, per contribuire al bilancio familiare. Adolescente, comincia a cantare nei ristoranti e nei piccoli teatri, intanto studia canto alla scuola Principessa Mafalda di Via Cavour. Nel 1944 debutta all’Ambra Jovinelli con “Il cardellino” e il direttore del teatro gli consiglia di cambiare il cognome in Villa. E’ un successo, diventerà per tutti uno dei principali interpreti della canzone italiana e romana. Era dotato di una voce profonda, potente e squillante, ricca di sfumature leggere. Vinse quattro festival di Sanremo e calcò i palcoscenici di mezzo mondo. Purtroppo nel 1945 compaiono i primi segni di quel male che lo segnerà tutta la vita: la tubercolosi polmonare. Fu interprete di canzoni straordinarie come Buongiorno tristezza, Granada, Binario, Addio sogni di gloria, Vola colomba, Santa Lucia, Mamma, Terra straniera e tantissime altre. Il primo gennaio 1987, é colto da infarto, viene ricoverato a Roma e poi trasportato a Padova per un intervento a cuore aperto; morirà a seguito di complicazioni polmonari il 7 febbraio 1987. Pippo Baudo che presentava in contemporanea il festival di Sanremo ne diede costernato  la triste notizia in diretta, tra lo sgomento del pubblico presente e di tutte le persone che lo amavano.

 

Franca Furbatto

Cantagiro tutto italiano – Firenze

venerdì 30 gennaio 2015

Odoardo Spadaro era nato a Firenze nel 1893 da una famiglia agiata. Dedicatosi agli studi di giurisprudenza, li lasciò presto per dedicarsi alla musica, sua grande passione. Nel 1927 si trasferì a Parigi, dove divenne presto l’attrazione del momento, al Moulin Rouge, a fianco di Mistenguette e Jean Gabin. Oltre ad essere cantautore, infatti era soprattutto un uomo di spettacolo, forse l’unico personaggio italiano del varietà così internazionale. Lavorò infatti anche a Londra e in Germania negli anni 30. Lontano dall’Italia, soprattutto durante il fascismo, scrisse nel 1938, all’età di 45 anni “Porti un bacione a Firenze”, dedicata alla sua città e ispirata senz’altro alla nostalgia per il suo Paese, nella sua qualità di emigrante, seppur di successo. Nel 1955 venne prodotto un film che portava lo stesso nome della canzone, interpretato da Milly Vitale e Alberto Farnese e dallo stesso Spadaro, che cantava la sua canzone. Interpretò parecchi altri film italiani e non. Fu selezionatore nel 1955 delle canzoni del Festival di Sanremo. Alla sua morte avvenuta nel 1965, durante i suoi funerali, i posteggiatori della città, per rendergli il dovuto omaggio, intonarono la sua canzone, che era diventata simbolo della città di Firenze.

Franca Furbatto

 

Cantagiro tutto italiano – Venezia

martedì 27 gennaio 2015

 

 

L’abitudine di cantare in gondola permane tuttora, e lo sanno i turisti, soprattutto stranieri che adorano questi rituali, piuttosto costosi per le nostre finanze. Si tratta di canzoni eseguite dai gondolieri a Venezia, su vecchie arie settecentesche. Del vecchio repertorio delle ” cosiddette canzoni da batelo “, resta forse, solo “La biondina in gondoleta”, musicata da Simon Mayr,  su testo di Anton Maria Lamberti, arrangiata poi  da Beethoven per canto e piano assieme. Il testo era  dedicato a Marina Querini Benzon, nobildonna veneziana, piuttosto conosciuta per la sua vita sentimentale tumultuosa. Le canzoni erano composte sia da dilettanti che da musicisti affermati, che ci tenevano, comunque, a mantenere il più stretto riserbo sulle loro composizioni. Erano un valido strumento di intrattenimento dei clienti, durante le passeggiate in laguna, nel settecento e lo sono tuttora. Le abitudini sono rimaste con testi e canzoni diverse. Nell’Ottocento la tradizione viene mantenuta viva e così nel Novecento, quando tutte le occasioni sono valide per dedicare serenate, diffondere testi romantici, citare poesie, o racconti che fanno conoscere al mondo il fascino di Venezia. Negli anni cinquanta, sessanta le canzoni si rinnovano con ritmi e sonorità diverse. Di questo periodo la canzone che proponiamo “Marieta, monta in gondola”, a due voci del maestro Bixio Cherubini, paroliere, poeta, editore musicale e autore di canzoni indilaetto e in italiano. Autore di canzoni famose come Violino tzigano, Mamma, Il tango delle capinere, Lucciole vagabonde, Miniera, Signora fortuna, Madonna fiorentina e tante altre. Originario di Rieti, interruppe l’università e il lavoro alle Poste per dedicarsi alla musica leggera, sua grande passione. A  Roma conosce il compositore napoletano Cesare Andrea Bixio, con il quale inizierà una prolifica collaborazione. Nel 1952 in collaborazione con Carlo Concina, scrive il testo di Vola colomba, che gli vale la vincita al festival di Sanremo.

 

Franca Furbatto

Voleva solo lavorare, é morta per stalking 129 anni fa.

domenica 25 gennaio 2015

Italia Donati

Italia Donati – maestra

Mi é capitato per caso di imbattermi in questa triste storia, che vi voglio raccontare.

E’ la storia di Italia Donati (1863 – 1886), una ragazza toscana, nata a Cintolese, che avendo dimostrato una spiccata attitudine allo studio, fu indirizzata alla scuola Normale per maestri, dal padre, commerciante di spazzole. Dopo il superamento del ciclo di studi, al secondo tentativo passò l’esame di abilitazione e fu destinata a Porciano, nella campagna pistoiese. Da subito fu oggetto di pressioni ed avances marcate da parte del sindaco del paese e fu costretta ad abitare in un locale accanto alla dimora del primo cittadino. Nonostante le avances pressanti, riuscì a respingere gli attacchi e a porre un secco rifiuto. Alimentate dall’orgoglio ferito, il sindaco e alcune persone a lui vicine, misero in giro voci sulla scarsa moralità della giovane, fino a diffondere la notizia di un presunto aborto. A seguito di lettera anonima al magistrato di Pistoia, il sindaco fu costretto a dimettersi, e sebbene la Donati smentisse energicamente e si fosse trasferita nel frattempo in un ‘altra abitazione, le voci continuavano, attribuendole una relazione con il nuovo proprietario, accusandola di essere nuovamente incinta. A seguito di un’inchiesta, fu trasferita in una frazione , ma la popolazione le intimò di non presentarsi, perchè non accettavano “i rifiuti del paese vicino”. La ragazza profondamente segnata e depressa, lontano da casa, senza l’aiuto di nessuno cadde in uno sconforto totale che la portò ad un gesto sconsiderato: si suicidò in un deposito di acqua di un mulino il primo giugno  1886. Prima di morire lasciò una lettera a suo fratello, affinchè fosse fatta completa luce sulla sua innocenza e riabilitato l’onore della famiglia. Questo il testo: «Io sono innocentissima di tutte le cose fattemi [...] A te, unico fratello, a te mi raccomando con tutto il cuore, e a mani giunte, di far quello che occorrerà per far risorgere l’onor mio. Non ti spaventi la mia morte, ma ti tranquillizzi pensando che con quella ritorna l’onore della nostra famiglia. Sono vittima dell’infame pubblico e non cesserò di essere perseguita che con la morte. Prendi il mio corpo cadavere, e dietro sezione e visita medico-sanitaria fai luce a questo mistero. Sia la mia innocenza giustificata.”  Predispose inoltre che al suo funerale partecipassero solo bambini e bambine, compresi i suoi scolari. Fu sepolta nel paese tanto odiato di Porciano. Di lì a poco però il suo corpo fu traslato e condotto nel suo paese d’origine, dove fu sepolto a seguito di una sottoscrizione popoare. Il trasferimento del feretro fu accompagnato da ventimila persone, provenineti dai paesi vicini, per dimostrare la loro vicinanza ad Italia, pur nel suo estremo viaggio terreno. L’eco della vicenda si ottenne grazie al contributo del Corriere della Sera, che diede profonda risonanza al dramma. Anche la scrittrice Matilde Serao si occupò della triste vicenda. Il caso portò alla luce la triste condizione di queste donne, profondamente emarginate, sole, lontane da casa, senza l’affetto di parenti e amici, vittime dei soprusi di certe Amministrazioni comunali, dalle quali dipendevano e dal pregiudizio della gente. Con la legge Casati, infatti la competenza sulle scuole elementari e sugli insegnanti era demandatia ai Comuni, che ne stabilivano il salario, ridotto a 1/3, in caso di maestre, costrette ad occuparsi di classi numerose, miste: a volte fino a 150 bambini, dipendenti anche nell’alloggio dalle Amministrazioni, che potevano favorirti o danneggiarti.

Si dovette aspettare fino al 1911 per ottenere che le scuole passassero sotto lo Stato. Si può dire che anche la triste vicenda della sventurata maestra, Italia Donati, contribuì a portare avanti la campagna per ottenere la giusta definizione delle competenze.

Nel 2003 Elena Gianini Belotti ha pubblicato il romanzo Prima della quiete, in cui racconta la storia di Italia Donati

 

Franca Furbatto

 

Cantagiro tutto italiano – Genova

sabato 24 gennaio 2015

Gli autori di questa bella canzone dedicata a Genova, sono i” I TRilli”, un gruppo musicale nato nel 1973, riformatosi nel 2009. I componenti erano Giuseppe Deliperi (Pucci) e Giuseppe Zullo (Pippo). Il loro repertorio era fatto di canzoni in diaetto genovese e umoristiche, da cabaret. Nel 1984 parteciparono al festival di Sanremo con la canzone in italiano “Pomeriggio a Marrakech”, ma non raggiunsero le finali. Viene considerato il gruppo folk più popolare dei tempi moderni. Purtroppo nel 1997 viene a mancare improvvisamente Pucci a soli 55 anni, Pippo continua, da solo, la sua ricerca nella musica e nella tradizione ligure per altri dieci anni fino al 2007, quando anche lui ci lascia per un male incurabile, dopo aver tenuto concerti nel Sud America e in Giappone.

 

Franca

 

POMERIGGIO CON LEONARDO E I TESORI DEL RE

venerdì 23 gennaio 2015

Un bel gruppo  dell’Unitre si è recato ieri pomeriggio a Torino alla Biblioteca Reale  a vedere la mostra di Leonardo.

Stupore e  ammirazione davanti  a tanti capolavori del grande Genio  e  di altri  artisti  sapientemente esposti nelle due sale  sotterranee.

Breve  passeggiata in centro con sosta al Circolo dei Lettori,  visita  alla Chiesa di San Lorenzo e  abbondante apericena alla Consolata.

INTERESSANTI E PIACEVOLI QUESTI POMERIGGI  IN CITTA’leonardo  2 10949960_10204752720050626_861818851_n leonardo 2015 10941751_10204752720450636_1532192936_n leonado  3 10947648_10204752720570639_1465283096_n

Cantagiro tutto italiano – Milano

venerdì 23 gennaio 2015

 

Nel 1934 Giovanni D’Anzi, milanese, lavorava come pianista e cantante al Pavillon doré di Milano. La città continuava ad assorbire foza lavoro dalle zone rurali di varie regioni italiane, tra le quali quelle dell’Italia meridionale. Le richieste, di canzoni napoletane, durante i suoi spettacoli, erano sempre più frequenti. In una notte di ottobre decise di comporre ” O mia bela Madunina”, dedicandola alla Madonna che svetta sulla guglia maggiore del Duomo di Milano. Non fu scritta in perfetto milanese, infatti contiene alcuni italianismi, che non sono presenti nel dialetto milanese. Presenta anche alcuni toni ironici, ma assolutamente scritti in buona fede, senza malizia.

Il primo disegno della statua della Madonnina compare in un disegno nel 1521. Solo nel 1762 fu dato incarico a Francesco Croce di realizzare la guglia maggiore del duomo. In quella sede egli propose l’inserimento della statua di una Madonna, assunta in cielo dagli angeli. Vennero presentati tre progetti, fu scelto il terzo. L’opera fu realizzata da Giuseppe Perego, scultore, nel 1769, era composta da una controforma lignea, armata in rame e rivestita in ultimo da lastre dorate. E’ alta 4,16 metri  e ci sono volute 6750 lastre dorate per rivestirla. Fu piazzata sulla guglia nel 1774, il 30 ottobre, senza una particolare cerimonia. Nel 1939 fu coperta con un panno grigioverde, per evitare di essere facile bersaglio per i nemici, fu riscoperta il 6 maggio del 1945. Nel 2012 venne restaurata e riportata all’antico splendore.

 

Franca

Cantagiro tutto italiano – Romagna

giovedì 22 gennaio 2015

Versione originale 1956 orchestra Secondo Casadei – Romagna mia

 

“Romagna mia” nasce nel 1954, ed ancora oggi é una delle canzoni più cantate dagli italiani. L’autore é Secondo Casadei, che si trova a Milano per le due incisioni annuali presso la “Voce del Padrone e Columbia”. Deve sostituire un collega che si é ammalato e come sempre ha due o tre brani di riserva, tra cui “Casetta mia”, questo valzer che da qualche tempo porta con sé. Lo esegue e l’allora direttore artistico Dino Olivieri apprezza il brano e suggerisce di intitolarlo “Romagna mia”, sapendo quanto Secondo é legato alla sua terra. Il brano parte in sordina, ma in breve é cantato da tutti e trasmesso sulle principali reti. L’arrivo poi del Jukebox completa il lancio. Tutti i turisti stranieri che soggiornano sulla riviera romagnola, prima di partire acquistano il disco da mettere in valigia e riportare a casa. Così il brano fa il giro del mondo.

Secondo Casadei nasce a Sant’Angelo di Gatteo (Fo) nel 1906 e per tradizione familiare dovrebbe fare il sarto, ma é attratto irresistibilmente dalla musica. Dopo qualche anno di violino, abbandona la scuola e si dedica alla sua passione la musica da ballo. Entra a sedici anni a far parte di un’orchestra, ma il suo sogno é quello di avere un’orchestra tutta sua. Il sogno si realizza nel 1928mettendo insieme un sestetto, nel quale introduce per la prima volta due nuovi strumenti: il saxofono e la batteria. Compone canzoni in dialetto, per essere più vicino alla gente. Il pubblico lo adora e la sua vena artistica é inesauribile. E’ l’unico che non si perde d’animo, quando nel dopoguerra, imperversa la musica americana. Negli anni ’50 entra a far parte dell’orchestra, il nipote Raoul che porta nuova linfa ed energia al complesso musicale. L’orchestra Secondo e Raoul Casadei continua a mietere successi, grazie alla loro bravura e simpatia: un mix esplosivo di vitalità. Suonano tutti i giorni dell’anno, percorrendo le balere e le sale da ballo dapprima romagnole e poi anche fuori regione, tranne il 2 novembre e il giorno di Pasqua. Le sue 1078 incisioni accompagnano ogni avvenimento significativo e la canzone Romagna mia é conosciuta ovunque. Le sue composizioni rispecchiano appieno quella freschezza ed originalità, che le rendono uniche nel loro genere e tanto amate dal pubblico,caratterizzando appieno la voglia di cantare e di ballare tipiche della Romagna.

 

Franca

Cantagiro tutto italiano – Napoli

martedì 20 gennaio 2015

 

Da Torino ci spostiamo al sud e comincerei con Napoli, una delle città, se non la più rappresentativa della canzone italiana nel mondo. Santa Lucia luntana é una canzone del 1919, scritta da E.A. Mario, dedicata ai tantissimi emigranti napoletani che partivano dal porto di Napoli alla volta di terre lontane ( molte volte le Americhe). Le parole del brano sono riferite ai sentimenti che quegli uomini e donne provavano allontanandosi dalla terraferma, fissando il pittoresco panorama del borgo di Santa Lucia, ultimo scorcio della loro terra che riuscivano a vedere, sempre più piccolo all’orizzonte. La canzone divenne subito un successo popolare, ma fu molto importante anche da un punto di vista sociale, perché faceva emergere una piaga allora misconosciuta: la realtù dell’emigrazione. Tra il 1800 e i primi del 1900 furono milioni gli italiani che emigrarono verso altri paesi, molti erano napoletani e si imbarcavano dal molo di Napoli Umberto I. Non portavano molti bagagli con loro, le poche cose che possedevano, la loro cultura, la loro cucina, le loro tradizioni, le loro canzoni. Così all’estero conobbero un’altra Italia, che non era quella delle Antichità e dell’Arte, ma quella di gente semplice, con tanta voglia di vivere, che si adattava a tutto pur di sopravvivere, legata alla famiglia e alla loro Terra e che raccontava la loro storia proprio attraverso le canzoni.

Curiosità E.A.Mario é lo pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta, fu un paroliere e compositore napoletano, autore di numerose canzoni di seccesso. Non scriveva solo in napoletano, ma anche in italiano, una delle sue canzoni più famose fu “La leggenda del Piave”, la scrisse di getto nella notte del 23 giugno 1918, a seguito della vittoria dell’esercito italiano e divenne una sorta di “inno nazionale”.

 

Franca