Archivio di novembre 2012

La città del vento (2 puntata)

martedì 27 novembre 2012

La cattedrale di San Giusto merita un discorso a sé per il contesto molto interessante in cui è inserita.

Trieste Teatro romano - paricolareSi tratta infatti di compiere un “viaggio” nel cuore di Tergeste, la Trieste Romana, che si estendeva tra le rive e il colle ora di San Giusto. Partiamo dal teatro romano che risale all’età augustea, con rifacimenti ai tempi di Nerone e ancora in epoca Flavio-Traianea, di cui si possono ammirare l’ambulacro, le gradinate e le basi dei pilastri. Il teatro aveva una capienza di circa 6.000 spettatori e all’epoca si affacciava sul mare.

Trieste San GiustoOra ci aspetta l’ardua salita verso la sommità del colle, la fatica viene però  ampiamente ripagata dalla bella cattedrale nata nel XIV secolo dalla fusione di due basiliche preesistenti del IX e X secolo. La chiesa è adagiata su un’area di epoca romanica e la facciata è   impreziosita da un rosone gotico in pietra bianca. All’interno, cinque navate ricche di opere d’arte mentre di notevole effetto sono i mosaici dell’abside e delle pareti.

Poco più in là, realizzato tra il 1471 e il 1630, il castello di San Giusto che fu il cuore della città antica. La sua costruzione iniziò alla fine del XV secolo, con pianta irregolare e una parte centrale voluta da Federico II nel 1471, mentre i bastioni risalgono ad epoche successive. Il castello non esercitò mai funzioni difensive: ebbe solo il ruolo di controllo della città.

Ridiscendiamo a valle per apprezzare uno degli edifici sacri più importanti di Trieste, la parrocchiale di Santa Maria Maggiore, detta dei Gesuiti, per ricordare la sua origine. La chiesa rappresenta per Trieste l’unico esempio in stile barocco;  venne edificata per volontà della Compagnia di Gesù a partire dal 1627 e fu dedicata all’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

Trieste Palazzo delle PosteVi abbiamo accennato, all’inizio, ai bei palazzi di Trieste che non sono solo concentrati sulla Piazza Unità d’Italia ma li trovate disseminati in tutto il centro cittadino. Meritano una particolare attenzione, in piazza Vittorio Veneto, il Palazzo della Posta e quello delle Ferrovie, posti uno di fronte all’altro. Se chiudete gli occhi e riandate con la mente ai tempi di Maria Teresa d’Austria potreste anche credere, per un attimo, di trovarvi a Vienna o a Budapest. Il primo, in stile eclettico, risale al 1894, la sua facciata  svela ancora tutti i fasti di quell’epoca e grazie ad una perfetta conservazione non dimostra i suoi anni.

Il suo dirimpettaio, costruito nel 1840 nello stesso stile, sarebbe altrettanto splendido: basterebbe solo sostituire le persiane deteriorate delle numerosissime finestre. Si prova un senso di amarezza  il dover constatare, quando si alza lo sguardo, una così stridente differenza tra i due edifici. Ne va dell’armonia dell’intera piazza.

Ma ritorniamo, dopo quello di San Giusto, a parlare di castelli.

Trieste Castello di MiramareIl più conosciuto è senz’altro quello di Miramare, raro esempio di dimora nobile di metà Ottocento. Già al termine della strada costiera, arrivando da Venezia si resta abbagliati da quel bianco edificio adagiato su un promontorio che sembra voler entrare nel mare. Il maniero e il suo parco sorsero per volontà di Massimiliano d’Asburgo che giunse per la prima volta a Trieste nel 1850. Nel 1855, divenuto contrammiraglio della flotta austriaca, decise di stabilirsi in città. Per lui l’architetto Carl Junker progettò Miramare secondo precise linee indicate dal suo cliente che dovevano rispettare lo stile eclettico allora di moda.

Massimiliano e sua moglie, Carlotta del Belgio, entrarono nella nuova dimora nel 1860 ma nel 1864 erano già nuovamente in partenza per il Messico. A Massimiliano, infatti, era stata offerta la corona di imperatore di quel paese dilaniato da gravi contrasti interni. Là purtroppo finì i suoi giorni: fu fucilato a Queretaro nel 1867. Carlotta, rientrata in Europa, cominciò a dar segni di squilibrio mentale e, dopo essersi ritirata per un po’ di tempo nel castelletto all’interno del parco, tornò in Belgio dove morì nel 1927.

Gli interni del castello presentano stili molto diversificati che, se in parte rispecchiano le tendenze  dell’epoca sono tuttavia, specie per quanto riguarda l’appartamento di Massimiliano un po’ troppo eccentrici. La sua stanza da letto ricorda la cabina di una nave e lo studio prende a modello il quadrato di poppa della fregata “Novara”. Decisamente più ordinari l’appartamento di Carlotta e alcune stanze al primo piano, ristrutturate negli anni trenta, per ospitare il duca Amedeo d’Aosta e la sua famiglia.

Tutti gli ambienti sono stati conservati, sino ad oggi, con i mobili originali e arredati prima secondo il gusto razionalista per poi passare allo stile neorinascimentale e neobarocco,  tipici della moda del secondo Impero. Per ultime visitiamo le varie sale di rappresentanza, i salotti orientali, la sala dei Regnanti, delle udienze, la storica e infine la sala del trono, la più importante del maniero.

La giornata era stupenda e molto invitante per passeggiare in quello che credevamo fosse davvero una mescolanza di giardino botanico, giardino all’inglese e all’italiana, ricco di piante rare e esotiche, come riportava la nostra guida.

Il colpo d’occhio era innegabilmente bello ovunque si posasse lo sguardo ma, quando abbiamo imboccato il sentiero per addentrarci nel parco, la cui estensione copre ben 22 ettari, abbiamo provato una grande delusione. In luogo dei fiori esotici abbiamo visto solo erba secca ovunque e, salendo nella parte alta del bosco, abbiamo notato quanto la vegetazione fosse incolta e come tutt’intorno regnasse un senso di disordine e d’incuria.

Vi confessiamo che siamo rimasti molto meravigliati per questa situazione e prima di lasciare il castello abbiamo chiesto quale fosse il motivo di un tale degrado. La risposta è stata sconfortante:  il castello, fino a qualche tempo prima era curato dalla Regione che aveva un particolare riguardo per la sua manutenzione; poi è passato sotto la “giurisdizione e la tutela” del Ministero dei beni culturali e, di conseguenza, ogni decisione adesso spetta a Roma: questo è il risultato. No comment!

Prima di chiudere ecco la curiosità che vi avevamo promesso. Dal 1926 al 1934  fu istituito un collegamento giornaliero da Torino a Trieste effettuato con un idrovolante che copriva la distanza fra le due città (575 Km) in 5 ore.

Vi aspettiamo per l’ultima puntata

Marina e Luciano

La città del vento

lunedì 19 novembre 2012

Siamo arrivati nella città del vento. State pensando a Chicago? No, non abbiamo varcato l’oceano: per raggiungere la nostra destinazione è stato sufficiente imboccare un’autostrada ed andare verso est, nell’estremo est. L’autorevole Lonely Planet l’ha inserita tra le prime al mondo delle città “nascoste”; bella, ma sottovalutata e snobbata dagli italiani, è per sua fortuna molto amata dai turisti mitteleuropei. Si tratta, l’avrete senz’altro già capito, di Trieste che abbiamo scoperto avere una certa affinità con Torino.

Riccardo Illy, ex sindaco, ama molto il Piemonte e di recente ha parlato di Torino come la perfetta capitale del gusto; in passato per la sua città aveva scelto la ricerca scientifica, il porto e il turismo. Quest’ultimo praticamente prima non esisteva ed oggi, nonostante la recessione, continua a crescere.

Trieste Cielo e mareEvelina Christillin durante un convegno sul turismo triestino si è riferita al modello Torino che con le Olimpiadi ha fatto rinascere una città di confine ed incrementato il turismo, e questo farebbe bene anche a Trieste.

Tutto vero anche se a noi manca pur sempre un elemento: il loro mare di cobalto solcato da una miriade di vele candide e, come se non bastasse per farci schiattare d’invidia, falesie, scogli e baie ad incorniciare un panorama che ricorda le isole dell’Egeo.

Trieste offre ai visitatori itinerari letterari, stili architettonici che vanno dal Neoclassico, all’Eclettico per arrivare al Liberty, luoghi di culto di religioni diverse che rispecchiano la storia complessa e variegata di una città che è stata asburgica, napoleonica, austroungarica, fascista, titina e, per un bel po’, anche americana.

Trieste Piazza Unità d'ItaliaOra però, se volete, vi prendiamo per mano per condurvi in piazza Unità d’Italia, vasta, perfetta, direttamente affacciata sul mare, che non ha eguali in tutto il resto d’Europa. Volgiamo le spalle al mare e da sinistra a destra ci vengono incontro il Palazzo del Governo, la sede della Prefettura, Palazzo Stratti, Palazzo Modello, Palazzo del Municipio, Palazzo Pitteri, Palazzo del Lloyd Triestino ora sede della regione. La piazza è arricchita da altre due testimonianze settecentesche, la fontana barocca dei quattro continenti (il quinto, l’Australia, non era ancora stato scoperto) e la colonna con la statua dell’Imperatore Carlo VI.

Mauro Covacich ci racconta che “di sera poi la piazza sembra galleggiare e questo per via dei faretti azzurri infilati a scomparsa nella pavimentazione, portando un’idea di Venezia a lambire i portici del municipio”. Poco distante ecco il Canal Grande e sullo sfondo la chiesa di san Antonio Taumaturgo, imponente e sobria costruzione neoclassica.

James Joyce e il Canal GrandeSul Ponterosso la statua di James Joyce, in ricordo della permanenza dello scrittore nella città friulana, dal 1904 al 1915 e dal 1919 al 1920. Qui terminò la stesura di “Gente di Dublino” e di “Dedalus”. Anche la sua opera più celebre, l’Ulisse, fu impostata a Trieste dove scrisse alcuni dei suoi capitoli più significativi.

Trieste San Spiridione (Mosaici)Nel Canal Grande si specchia la chiesa Serbo-Ortodossa di San Spiridione; il suo esterno è riccamente decorato: sulla facciata principale, sopra l’entrata, si trova il mosaico che rappresenta  il santo sovrastato da statue di altrettanti “colleghi” e più in alto spicca quello dedicato ai quattro Evangelisti con un medaglione raffigurante il Padre Eterno. Un altro mosaico è sul lato nord dove  sono raffigurati S. Michele e i Santi Attanasio e Gregorio Nazianzeno mentre a sud troviamo quello della Madonna con Bambino sovrastato da quello rappresentante San Basilio e San Crisostomo. All’interno ammiriamo tutta la magnificenza della tradizione bizantina con una presenza impressionante di decorazioni su smaglianti sfondi d’oro.

Ben trecento anni fa Carlo VI d’Austria concesse le Patenti improntate a una larga e lungimirante tolleranza nei confronti delle religioni acattoliche, incentivando così l’insediamento a Trieste di mercanti, imprenditori e artigiani di tutte le aree del Mediterraneo orientale. Questa grande apertura nei confronti delle altre religioni fece sì che i Serbi, allora chiamati Illirici, pur cristiani ma di rito orientale, si stabilissero in città a partire dal 1736 fondando, assieme ai Greci, la prima Comunità Ortodossa. Nel 1782 le due comunità decisero di separarsi e i greci costruirono il tempio di San Nicolò.

Prima di passare alla seconda puntata che pubblicheremo più avanti, venite intanto con noi a degustare un buon caffè in uno dei tanti locali storici della città. Secondo i triestini il loro caffè è uno dei più buoni in assoluto dell’intero stivale, ma Luciano, che è un grande intenditore di questa bevanda, ha decretato che il migliore è quello gustato al porto di Napoli, e c’è da fidarsi.

Questo avvalora quanto abbiamo detto sopra circa le affinità che avvicinano le due città: questi caffè non fanno nulla per ostentare la propria storicità, e nonostante tutto si riconoscono facilmente.

Trieste Caffé storico Stella PolareCaffè Tommaseo, Caffè Stella Polare, Caffè degli Specchi sono da sempre un’istituzione ma, su tutti, il Caffè San Marco ha  meglio resistito nel tempo ai cambiamenti estetici delle varie gestioni: le sue specchiere, i tavolini in marmo e ghisa, il vecchio bancone in legno scuro sono rimasti quelli dell’apertura avvenuta nel 1914, e – ancora -  leoni veneziani riprodotti su soprammobili, ottoni e lampadari ci riportano in un’atmosfera rétro. A Torino quando si entra da Mulassano, da Baratti, al caffè Torino piuttosto che al San Carlo per non parlare del Bicerin ritroviamo arredi e un’atmosfera che si avvicinano molto ai locali  della città giuliana. La differenza sta nel fatto che a Trieste la letteratura ha, da sempre, occupato gli spazi di questi caffè, entrandovi con le discussioni e le conversazioni dei più importanti scrittori vissuti in città. Italo Svevo, Umberto Saba, Scipio Slataper, James Joyce hanno parlato, mangiato e bevuto seduti a quei tavolini.

Al Caffè San Marco con un po’ di fortuna si può incontrare  Claudio Magris, germanista e critico, nato a Trieste e laureatosi a Torino dove è stato ordinario di lingua e letteratura tedesca, dal 1970 al 1978. Stavolta le due città condividono un grande scrittore, l’autore di “Danubio” un saggio che ti  accompagna dalle fonti del fiume alla foce con tutto il suo carico di storia. Si viaggia, pur stando a casa, attraverso tutta la Mitteleuropa in un caleidoscopio di parlate e costumi diversi tuttavia il grande pregio di questo libro è e rimane l’approfondimento.

La grande capacità dell’autore è di mettere in stretta relazione discipline  tra loro così diverse come la diplomazia e l’architettura, la storia e la musica, la geografia e il teatro e di incastonarvi re e imperatori, dittatori e loro accoliti, benefattori dell’umanità e sterminatori della stessa, poeti e scrittori. Dalle sue pagine scritte emergono  uomini con  il cilindro in testa e  dame con i loro lunghi abiti: è una rappresentazione grandiosa di quelle genti che hanno abitato o abitano le rive del lungo fiume.

La specializzazione è monografica, la cultura no.

Abbiamo accennato in precedenza alle affinità tra Trieste e Torino, tuttavia c’è stato anche un collegamento che le ha unite: ve lo racconteremo nella prossima puntata.

Marina e Luciano

sabato 17 novembre 2012

non per essere triste ma la poesia che ha pubblicato Margherita mi ha ricordato questa

(da Souffles – 1947)

Ascolta più spesso le cose
più che le persone.

La voce del fuoco si intende;
ascolta la voce dell’acqua.
Ascolta nel vento
il cespuglio in singhiozzi:
E’ il respiro degli Antenati.

Quelli che sono morti non sono mai andati via
Essi sono qui nell’ombra che si dirada
e nell’ombra che si ispessisce.

I morti non sono sottoterra
essi sono nell’albero che stormisce,
nel bosco che geme
essi sono nell’acqua che scorre,
sono nell’acqua che dorme.

essi sono nella capanna essi sono nella folla,
i morti non sono morti.

Quelli che sono morti non sono andati via,
essi sono nel cuore della donna,
essi sono nel bambino che vagisce
e nel tizzone che brucia.

I morti non sono sottoterra:
essi sono nel fuoco che muore,
essi sono nelle rocce che gemono,
essi sono nelle foreste, sono nella casa,
i morti non sono morti.

Birago Diop – poeta senegalese

RICORDI CHE FANNO BENE AL CUORE

sabato 10 novembre 2012

La giornata  piovosa e fredda di oggi  ci  invita a stare in casa, guardare più attentamente la posta,  fare qualche lavoretto lasciato indietro ed essendo anche sabato  di usare il tempo con più  calma e tranquillità.

Da poco è passata la ricorrenza dei Morti  e purtroppo  tutti noi abbiamo delle persone care  che ci hanno lasciato per sempre ma di cui siamo pieni dei Loro ricordi.  

Mi hanno dato  questa poesia che Vorrei condividere con Voi, non è da considerarsi come  una cosa triste  o strappa-lacrime ma  un sentimento di vicinanza  con chi ci ha amato.

L’AMORE  NON  SVANISCE  MAI

La morte non è niente,

io sono solo andato nella stanza accanto.

Io sono io.  Voi siete voi.

Ciò che ero per voi   lo sono sempre.

Datemi il nome che mi avete sempre dato.

Parlatemi come mi avete sempre parlato.

Non usate un tono diverso.

Non abbiate un’aria solenne o triste.

Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.

Sorridete, pensate a me, pregate per me.

Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è sempre stato.

Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra  di tristezza.

La vita ha il significato di sempre .

Il filo non si è spezzato.

Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?

Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista ?

Io non sono lontano,

sono solo dall’altro lato del cammino.

 

Charles  Pegury

Prova video

venerdì 9 novembre 2012
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LA Fèra ad Vùrpian

lunedì 5 novembre 2012

2612008234551_Foto antica Conf Volpiano

Questa mattina, durante una passeggiata, l’atmosfera nebbiosa rendeva il paesaggio ovattato e, nascondendo certe “ modernità”,  ben si conciliava con una rievocazione dei tempi passati.

Ecco la testimonianza integrale di un volpianese:

“Ogni primo lunedì di Maggio e di Novembre, a Volpiano si teneva la fiera

Allora, negli anni ’50, era prevalentemente agricola e come tale era ritenuta un avvenimento importante per la comunità locale.

Oltre le bancarelle,  disposte al centro del paese, c’era la grande fiera agricola che si disponeva attorno al camposanto vecchio (attuale piazza Madonna). Lì, mio padre con altri “particolari”*, con tanto di cappello e giacca, si trovavano per trattare, pesare, valutare e  vendere i propri prodotti: bestiame, meliga, “quarantina”, saggina ecc.

E’ bene ricordare che la saggina era una coltivazione complementare alle altre, in quanto permetteva di ricavare la graniglia per il bestiame e  la mappetta per fare le scope. Volpiano era uno dei massimi produttori di saggina nei dintorni.

Mentre racconto mi viene ancora da grattare, tanto sono vivi i ricordi della trebbiatura della graniglia.

La fiera era anche l’occasione per fare acquisti di attrezzature agricole: aratri, ferri, zoccoli, finimenti per animali ecc. Per i piccoli come me, era d’obbligo l’acquisto del torrone. Per inciso, anche ora che ho superato la sessantina, non passa fiera che non compri il torrone. Anche negli anni in cui ero lontano da Volpiano per motivi di lavoro, qualcuno della famiglia me lo comprava. Ha un sapore diverso il torrone della fiera, un gusto dolce/amaro come le radici profonde nate e cresciute nella terra dei “particolari”*

Ricordo che al ritorno da una fiera, mio padre posò orgogliosamente sul tavolo il suo acquisto: il CUER. Era nient’altro che la fodera di ferro nella quale veniva posta e tenuta bagnata, la pietra che affilava il ferro per tagliare l’erba. Allora mio padre era un uomo poco più che quarantenne e con una certa vanità, aveva comprato la cinghia nuova di cuoio chiaro, che indossata ricordava il cinturone dei cowboys con tanto di fondina e pietra al posto della pistola.

Curioso mi avvicinai all’aggeggio e con le piccole mani presi la pietra bella, nuova e colorata: Mi cadde e si ruppe in due pezzi. Era inservibile!  Mio padre , allibito, rimase senza parole, alla fine brontolò rassegnato: userò quella vecchia fino alla prossima fiera”

Michele Viola

* agricoltori che coltivavano le loro piccole proprietà sparse nel territorio.

MANIFESTAZIONI DEL MESE DI NOVEMBRE 2012

sabato 3 novembre 2012

ven. 2   S.Messa al Cimitero ore 15

sab. 3   Rappresentazione  teatrale    ore 21  c/ Sala Polivalente  organ. AIDO

dom. 4   FIERA  DA  LI’   .. A   LA’       fiera   autunnale   – vie  di Volpiano

dom.4          ore  10  S.Messa  dei Caduti   segue corteo al Parco della Rimembranza

dom. 4        Castagnata   al Centro Riboldi  – Palazzo Oliveri 

dom. 11       Pranzo sociale  – Centro Riboldi     c/ Sala Polivalente

ven 16    SAGRA DELLA BAGNA CAUDA-borgo Rumero – serata  gastronomica e danzante   – ESIBIZIONE BALLO DI GRUPPO UNITRE

SAB 17  SAGRA DELLA BAGNA CAUDA – borgo Rumero  serata gastronomica e  danzante  

dom 18  SAGRA DELLA BAGNA CAUDA – borgo Rumero  serata gastronomica e danzante

da mart. 20   a dom. 25  MOSTRA LEGGI RAZZIALI  saletta via C.Botta   –  organ. GRUPPO DONNE

giov 22   Presentazione del libro  CONVIVIO DA RE -  ricette dei cuochi di casa  Savoia  ore 21  c/  Pal. Oliveri

sab. 24 Cena   dei Vigili del  Fuoco Volontari di Volpiano con  il  Cav.di Gran Croce Gino Gronchi – Rist.La Lenza  ore 20

 dom 25   ore 19,30  apericena  e  serata danzante  c/ Sala Polivalente   prenotazioni  assoc.Volpiano in Festa

dom 25   CASTAGNATA  agli Anni Azzurri   -   ore 16

chi avesse altre manifestazioni da segnalare  può farlo   nei commenti.

Inserimento video nel blog

venerdì 2 novembre 2012

Non riesco più ad inserire i video nel blog. Eppure uso la formula classica. Voi ci riuscite? E’ cambiato qualcosa?

Ciao, Daniela B.

La strada nuova.

venerdì 2 novembre 2012

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LA STRADA NUOVA

In autunno la natura ci regala colori stupendi, inimitabili. La vegetazione prima di indossare gli abiti spogli dell’inverno, dà il meglio di sé, adornandosi di magnificenza.

L’autunno è spesso ingiustamente associato a nostalgia, tristezza: si parla di autunno della vita, oppure si evoca, proprio con l’autunno, il consumato viale del tramonto.  E’ tempo  di reagire a queste  malinconie  a buon mercato, viste le attuali prospettive di vita , è utile riscaldare i motori e ricaricare le batterie. L’autunno è una stagione ricca di fascino tanto da essere interpretata come la primavera dell’inverno.

La strada è dritta, asfaltata, lunga, apparentemente sgombra.  Non mancheranno gli imprevisti, che si presenteranno puntuali lungo il percorso: poco importa, l’allenamento   e l’esperienza non  mancano.   “Qualsiasi cosa accada, dalla più grande alla più piccola, accade necessariamente”.  A noi spetta il compito di scoprirne il risvolto recondito.

E’ interessante trovare il significato meno comune delle cose. Il crisantemo, ad esempio, il fiore protagonista di questo periodo e al quale noi diamo una mesta associazione, rappresenta  in altre culture un simbolo di vita, di tenacia alla sopravvivenza dei rigori climatici. Le leggende che si narrano in proposito sono molte.

Le montagne  innevate  si intravedono al fondo della strada.  Un po’ di nebbiolina laggiù ma il sole è ancora caldo, accattivante. L’istinto, che preserva ancora uno sprazzo di ardore giovanile,  invita a correre,  avanzare, almeno camminare. Non cedere alla dilagante comodità  di considerarsi stanchi..  La strada della vita è questa!  E’ una via di Volpiano a mezzogiorno di un giorno qualunque…di un autunno qualunque.

Daniela Boscarato