Archivio di maggio 2012

L’unico dissapore

sabato 26 maggio 2012

Due volte la settimana avevano due ore filate di lezione con Caterina. Lei ne approfittava per educarci, non solo sotto il profilo dell’acculturamento, ma soprattutto per fare di noi ragazzi uomini del domani. E a questo dedicava sicuramente almeno un’ora ogni settimana.

Naturalmente io ero sempre nel primo banco davanti alla cattedra, penso che lei ed io non fossimo distanti mai oltre i due metri. Ormai era nato tra noi un filo intellettuale che finiva per trasformare queste sue lezioni in un dialogo, quasi un salotto tra noi due soli.

Gli argomenti partivano dall’attualità di un avvenimento, da un fatto di storia d’altri tempi, da un verso di Dante. Riusciva, con una abilità straordinaria, a riportarci indietro nei secoli, nella letteratura greca o latina, trovare le affinità, o un principio, e legava questi fatti distanti due millenni dando una consistenza alle argomentazioni.

Non mancava mai di coinvolgere la classe nella sua totalità; talvolta c’erano dei “È proprio vero, non ci avevo pensato”, ma erano buttati lì tanto per non fare “scena muta”. L’unico che entrava in contraddittorio con lei ero io.

Eravamo, quel giorno, ormai verso la fine di quella prima ora. Credo abbia voluto provocarci, chiedendoci la nostra opinione su di lei: dopo questa sua uscita neppure i moscerini sbattevano più le ali. Protetto da una sorta di “immunità”, replicai terminando con un testuale “E pensare che me l’avevano descritta come un mostro!”. Sorrise, finì nei dieci minuti successivi l’argomento e poi disse “Passiamo a Storia”.

L’incubo dell’interrogazione d’Italiano era finalmente passato. Mi guardò con gli occhi da birba, mi sorrise e … “Vendetta, tremenda vendetta su Garombo. Vieni, ti interrogo di Storia”.

L’espressione delle parole e del viso certamente non erano di vendetta per quello che poc’anzi le avevo detto, infatti non avevo ancora voto e l’interrogazione non poteva, e meno che mai doveva, essere messa in relazione proprio alla chiacchierata precedente.

Avevo preparato con molta cura la lezione di italiano orale, ma quella di storia proprio no, sì ricordavo la lezione di qualche giorno prima, ma sapevo non sarebbe stata sufficiente. Mi fece qualche domanda, risposi in quel modo raffazzonato che lei tanto detestava. Capì velocemente che non poteva, né sarebbe dovuta, andare oltre: mi voleva davvero bene.

“Dai, vai a posto. Non hai proprio studiato, vero?”

Abbassai la testa;  umiliato, feci una smorfia e ammisi l’assoluta mancanza di preparazione: conoscendola il voto sarebbe stato un bel ”tre”, non c’era scampo! e sarebbe stato davvero durissimo a rimediarlo con lei.

Con molta dolcezza mi disse: “Ti do cinque al sei, così puoi rimediare. La prossima volta, però, studia”

La fine

A giugno mi trovai rimandato in quattro materie (però di italiano avevo sette, e sei di storia).

Alle quattro materie si aggiunse un problema “cardiaco”: ad agosto, in villeggiatura, incontrai G., la più carina, ed altrettanto intelligente, ragazza della compagnia. Questa volta fu Cupido a scoccare la freccia. Anche a lei devo molto e la ringrazio, perché quando, nel corso della vita, ho avuto bisogno di un aiuto, su lei ho sempre potuto contare, sempre pronta a darmelo.

A settembre non superai l’esame e ripetei la terza. Fu comunque anche una grande lezione di vita.

Caterina proseguì il suo ciclo scolastico ed io mi ridussi a vederla e parlarle nell’intervallo e nei corridoi dell’Avogadro quando gli orari combinavano.

Però un desiderio, alla fine di queste righe, è affiorato.

Caterina, è passato quasi mezzo secolo da quando ci siamo conosciuti. Oggi che voto mi daresti e che commento faresti al mio raccontino?

un nuovo incontro con gli amici di Castries

lunedì 21 maggio 2012

il gemellaggio continua a svilupparsi!

questa volta sono stati circa 70 gli amici di Castries che sono venuti a trovarci, di cui 41 ragazzi, parte della corale Cheur d’enfants e parte del Consiglio comunale dei ragazzi. Sono stati tutti ospitati da famiglie volpianesi e che l’incontro sia riuscito lo hanno dimostrato anche le facce di ragazzi, italiani e francesi, ma anche diqualche adulto, bagnate alla partenza e non dalla pioggia!

Venerdì sera lo spettacolo dei cori dei ragazzi (il coro francese, i ragazzi del Lessona e due gruppi, molto numerosi delle medie), ha riempito la Polivalente, così anche il concerto del sabato(Filarmonica e Coro la Vauda).

Venerdi gli amici di Castries sono stati a Torino, i ragazzi sono stati in visita a Palazzo Lascaris assieme ai nostri ragazzi del consiglio comunale, sabato hanno assistito assieme alle famiglie al passaggio del Giro e hanno visitato Superga, e domenica mattina hanno partecipato alla festa dei sentieri, per fortuna anche le moderne previsioni lasciano qualche margine così la pioggia ci ha lasciato una bella mattinata in compagnia. Abbiamo finito col pranzo all’Oratorio e lo scambio di magliette dei ragazzi dei due Consigli comunali.

Un grazie vivissimoa tutti quelli che hanno partecipato per rendere il soggiorno dei nostri amici piacevole e, credo, indimenticabile: prima di tutto a tutte le famiglie, e poi alla Scuola Media e alle Associazioni: Lessona, Filarmonica, Coro la Vauda,  Riboldi, Gruppo Donne, Unitrè, Terra di Guglielmo (e anche le altre associazioni che hanno organizzato la festa dei sentieri lo staff (si dice così adesso?) dell’Oratorio.

Sono state belle giornate, i francesi erano contenti, anche i bambini e i ragazzi che avevano a qualche timore si sono trovati benissimo (così ci hanno detto) e sicuramente sono nate nuove amicizie, alla fine erano tanti quelli che si ripromettevano di ricambiare la visita e allora a rivederci a Castries!!

(intanto venerdì 25 partono per la Francia una squadra di calcio dei ragazzi e gli accompagnatori, la festa continua!)

per ora eccovi due foto del pranzo di ieri, spero che qualcuno abbia anche foto di altri momenti da aggiungere

oratorio castries 2012

alcuni degli amici francesi nella palestra dell’Oratorio

pranzo oratorio Castries 2012

il pranzo all?Oratorio: oltre ai francesi le famiglie ospitanti e il Consiglio Comunale dei ragazzi di Volpiano

Sboccia l’idillio con Caterina

domenica 13 maggio 2012

Alla fine di questo racconto sarà chiaro perché d’ora in poi mi permetterò di chiamarla solo Caterina.

Bene: l’anno scolastico era iniziato, gli insegnanti erano stati assegnati e gli orari delle lezioni pure. Si poteva, anzi si doveva cominciare.

In uno di questi primi giorni di ottobre, se ne arriva bella bella Caterina ed esce con: “Domani compito in classe di italiano”. Se prima la temperatura ambientale di noi studenti era un po’ sotto la media stagionale (quando Caterina entrava i classe non volava più la classica mosca), dopo la sua uscita precipitò a meno 273 Celsius. Anche le mosche non sbattevano più le ali per non fare rumore.

Ed arrivò l’indomani. Caterina dettò il titolo del tema.

Una trentina di teste si chinarono sui fogli protocollo e cominciarono … chi a scrivere, chi a pensare. Comunque alla fine delle due ore tutti, in fila indiana, consegnammo sulla cattedra i nostri temi. Sapevamo già in anticipo quello che ci aspettava: la fama di Caterina sullo scritto la precedeva da sempre.

Passò più di una settimana, e quella mattina, era un martedì, Caterina ci mise al corrente che l’indomani ci avrebbe consegnato i temi.

-          Il voto rispecchia prima di tutto il contenuto, ci spiegò, poi considero la grammatica e tolgo un punto dal voto per ogni errore. Troverete comunque il mio commento sul vostro tema, proprio al termine del vostro lavoro.

Ci disse anche che i voti erano un disastro, una sola sufficienza, pochi cinque, molti quattro e qualche tre.

All’Avogadro il voto massimo era l’otto. Non credo ci sia stato un solo insegnante che abbia assegnato nel corso della vita dell’Istituto un voto superiore.

L’indomani mattina arrivai a scuola alle otto e dieci, si entrava alle otto e venti per essere presenti in classe alle otto e trenta. La “cartolina” non si timbrava, ma dopo cinque minuti di ritardo era richiesta la giustificazione scritta e firmata da uno dei genitori.

Ci provai ad entrare a scuola, quella mattina. No, non ci riuscivo proprio.

Caterina, infatti, era alla prima ora con i suoi temi, ci avrebbe chiamato ad uno ad uno, ci avrebbe consegnato i temi, commentandone il voto. No, preferivo sapere il mio voto dagli altri allievi. Così decisi di “tagliarla” quella prima ora ed entrai alle nove e trenta. Era preferibile affrontare la severità di mia madre piuttosto di quella di Caterina!

Caterina “rubava” sempre cinque/dieci minuti all’insegnante dell’ora successiva e quando uscì dall’aula, mi vide e mi apostrofò con un “Sei arrivato in ritardo?”

-          No, le risposi, alle otto e dieci ero già al bar, ma ho preferito entrare un’ora dopo: sapere il tuo voto dalla classe è cosa diversa che conoscerlo dall’insegnate: tra noi possiamo condividere (era sottintesa l’afflizione), mentre quando lo vieni a conoscere dall’insegnante sei lì e solo (ed era sottinteso quasi come in un tribunale dell’Inquisizione).

 Aveva i temi, i fogli protocollo erano ripiegati sulla loro metà più lunga, sul braccio sinistro. Li teneva tra il braccio flesso e il seno, quasi come se fosse una mamma che tiene in braccio il proprio bambino.

Col l’indice e il medio della mano destra si mise a sfogliare i temi cercando il mio.

-          Eccolo qui, Garombo, il tuo.

Alzò gli occhi mentre estraeva dagli altri il mio, mi guardò e mi sorrise: “sei al sette!”

La fissai negli occhi, ricambiando lo sguardo. Credo abbia letto la meraviglia, lo stupore, l’incredulità e poi la felicità.

Mormorai, o forse farfugliai, un “Grazie”.

Mi sorrise e mi disse qualcosa che non riuscii più a capire, che non ricordo più.

Le sorrisi. I nostri occhi si fissarono nuovamente, gli uni negli altri: durò forse pochi attimi. Non c’è dubbio che da quelle parti, e in quel momento, stesse passando Apollo che scoccò uno dei suoi dardi. Fu una scintilla, quel giorno credo di avere anticipato le passeggiate spaziali degli astronauti.

Ormai era il mio idolo. Ed io il suo: capirete poi perché.

Luciano G.

MANIFESTAZIONI DEL MESE DI MAGGIO 2012

martedì 8 maggio 2012

Sono tante e importanti le manifestazioni  Volpianesi di questo mese di Maggio:

da mart. 1 a dom. 6 Mostra – concorso fantasy  presso la Sala Polivalente  – organizz. Pro Loco

dom 6   FIERA DI PRIMAVERA  -  vie del centro 

giov. 10  Primo concorso TESI DI LAUREA  -  presso Madonna della Grazie  ore  21  – organizz. Terra di Guglielmo

ven. 11  Aspettando il Giro d’Italia – ore 21  c/ Sala Polivalente    (Proiezioni, fotografie,   ospiti   ex ciclisti del passato) 

sab. 12  Serata danzante per la FESTA DELLA MAMMA  – ore 21  Sala Polivalente  organizz. Pro Loco

sab. 12  Canti  del Coro LA VAUDA  – Chiesa Confraternita – sera

dom. 13  Azalea della ricerca – AIRC -    Piazza del Comune  dal mattino

giov. 17  Arrivo  di ragazzi e adulti  da  Castries - accoglienza  in Municipio  con rinfresco e merenda

ven 18  Concerto dei ragazzi francesi -  coro Ist.Lessona   – allievi  scuola Media  D.Alighieri  ore 21  Sala Polivalente

sab. 19   GIRO D  ‘ITALIA    – CONCORSO VETRINE IN ROSA – CONCORSO FOTOGRAFICO    -   COMPLEANNO  DELLE  ASSOCIAZIONI

                                                       vedere dettagli e orari sugli appositi  volantini.                        PIAZZA DELLA STAZIONE 

sab. 19  Concerto   della Filarmonica e coro La Vauda  presso la  Sala Polivalente  ore 21

dom. 20  FESTA  DEI SENTIERI  . Ritrovo ore 9,30  davanti Madonna delle Vigne  – passeggiata naturalistica guidata  ZONA VAUDA

da giov 24  a dom 27  FESTA DEL BORGO RUMERO :   Padiglione via Genova  – serate gastronomiche e danzanti

sab, 26  Stage di ginnastica ritmica – ASD Jiudo Azzurro -  Palestra via Trieste   ore 14-17

sab. 26  MAGGIO CORALE VOLPIANESE .  Canti della montagna e popolari    Coro CAI UGET  e LA VAUDA   Confraternita  ore 21

dom. 27 FESTA BORGO RUMERO -S. Messa ore  11  presso Cappella S.Gaetano  ALPIS  +   aperitivo e mostra ” Tenimenti Alpis ”

                    Serata danzante e grastronomica   -  ore 23  Spettacolo Pirotecnico  presso Cascina Alpis

dom. 27  FESTA PER  i  40 ANNI  DELLA RESIDENZA ANNI AZZURRI   ore 15  – Musica e rinfresco  dalle ore 15   (  aperto  a tutti)

dom. 27   Presentazione del libro  “Volpiano dalle origini ad oggi”  dell’arch. Luciano Viola   ore 15,30  Sala Polivalente

dom. 27  Apertura Biblioteca  NATI PER LEGGERE    -Biblioteca Comunale

lun. 28    CONSIGLIO COMUNALE   ore 20,30

merc. 30   I CONCERTI DELL’IST. LESSONA   – Sala Polivalente  ore 20,30

giov. 31    I CONCERTI DELL’IST. LESSONA  – Sala Polivalente   ore 20,30 

Partecipando in tanti alle manifestazioni renderemo più viva la nostra città

Otto maggio

lunedì 7 maggio 2012

Dell’otto maggio di trent’anni fa mi porto dietro tre ricordi: hanno tutti e tre elementi caratterizzanti molto intensi, un’amicizia tradita, un abito nuovo e un sogno che finisce: detto così sembrano slegati tra loro, tuttavia un sottile filo rosso li congiunge, quello dei sentimenti.

Ve li voglio raccontare in ordine di tempo, così come si sono svolti all’epoca.

Ore 13.52: l’amicizia tradita

È stato proprio il senso dell’amicizia, o meglio un’amicizia tradita pochi giorni prima ad Imola, ad avere disegnato il destino di quel giorno.

Torniamo, per un attimo, alla gara precedente. Siamo alle ultime tornate del Gran Premio, ad Imola appunto. Le due Ferrari, Villeneuve primo, Pironi secondo, danno vita ad una serie di sorpassi forse più per spettacolo che per lotta, perché gli accordi di scuderia prevedono che chi fosse stato al comando ci restasse fino alla fine.

Pironi, forse infastidito verso il collega, beniamino e amatissimo dai ferraristi,  attacca il compagno di squadra “con il coltello fra i denti” tanto da far temere ai box che la gara di entrambi possa essere compromessa: i due piloti si sorpassano a vicenda più volte, per divertire la platea: o almeno così pensa il canadese. Ai box si rendono conto che la corsa sta prendendo una brutta piega e viene esposto l’avviso con la scritta “slow”. Villeneuve rallenta, Pironi ne approfitta e lo sorpassa all’ultima curva, e vince la gara. Villeneuve è furioso, pugnalato alle spalle per aver perso la gara, e soprattutto, tradito dall’amico. Quel giorno si ruppe un sodalizio fondato sull’amicizia e questo fu l’inizio della fine.

Nei giorni successivi Villeneuve avrà parole molto amare, non tanto per il secondo posto quanto piuttosto per l’amicizia tradita. Anche le parole di Enzo Ferrari “Non è importante chi vince, purché vinca una Ferrari” non giovarono certo a smorzare la tensione, tutt’altro.

Sono le 13.52 dell’otto maggio di trent’anni fa, circuito di Zolder in Belgio. Pochi minuti ancora per le qualifiche che precedono il Gran Premio della domenica. Gilles Villeneuve è sesto, Didier Pironi, suo compagno di squadra, terzo. Villeneuve, tradito, forse cerca una rivalsa verso il suo “ex amico”:  esce dai box per migliorare il proprio tempo e sta percorrendo il suo giro lanciato; all’uscita da una curva, ad oltre 220 km all’ora,  urta un’altra vettura che prosegue lenta. L’incidente si manifesta immediatamente in tutta la sua tragica gravità, e porterà il pilota Ferrari alla fine dei suoi giorni.

Qualche spunto di riflessione lo offre questo episodio: credo l’amicizia e gli affetti due tra i sentimenti più fortemente radicati e profondi nelle e delle persone. Tradire un sentimento è come dare la morte spirituale, e non c’è verso di tornare indietro; tentare di ricuperare la fiducia della persona tradita, magari con una cosiddetta “bugia a fin di bene”, diventa impossibile. Anzi, diventa un colpo degno di Maramaldo. La bugia è il contrario della verità: può esistere una “verità a fin di male”? Non ha alcun senso, così come non hanno senso le “bugie a fin di bene”, una delle tante falsità che l’uomo si è creato per autoproteggersi dagli avvenimenti o difendere egoisticamente la propria immagine, quella pubblica.

Quest’episodio, che ho voluto fortemente ricordare, ci deve dare un grande monito ovvero i valori dell’amicizia e dei sentimenti profondi della vita siano improntati – sempre e sopra tutto – alla sincerità e alla lealtà.

Ore 16 circa: l’abito nuovo

Salgo in macchina e mi dirigo in centro a Torino, dove allora abitavo, per ritirare dal negozio giacca e pantaloni che, non proprio corazziere, dovevano essere accorciati. Li avrei indossati il sabato successivo per una ricorrenza in cui sarei stato co-protagonista.

Sarei stato all’altezza del ruolo che quella circostanza mi richiedeva? La “cosa” sarebbe durata a lungo, oppure …? I pensieri nella mia mente erano come i mulinelli della sabbia sollevata dal vento; e a tutti mi rispondevo con uno “Speriamo vada tutto bene”. Non riuscivo a trovare una risposta migliore.

Mi sembrava di non riuscire a vedere oltre al sabato successivo, quasi che ci fosse come una nebbia fitta fitta che mi impedisse la vista. Eppure mi ero preparato bene: direi molto bene, anzi. Per l’occasione avevo addirittura frequentato due lezioni ad hoc (in verità erano tre quelle per completare il corso, ma tant’è): forse le mie paure erano solo determinate dalla tensione perché, fino ad allora, una situazione simile non l’avevo mai e poi mai affrontata.

Il sabato successivo, tirato a lustro e tuttavia con una grande apprensione per la sua riuscita, partii di casa molto in anticipo sui tempi, allo scopo di prevenire qualsiasi intoppo: non avrei fatto certamente bella figura se fossi arrivato in ritardo: ero uno dei due protagonisti! Così, per fare venti chilometri in auto, mi presi due ore. L’appuntamento era alle 17, tuttavia ad un quarto alle quattro ero già a destinazione. Arrivarono  le cinque: c’eravamo tutti e due.

Era, questa, una situazione davvero nuova per entrambi e noi sin dall’inizio sbagliammo il “protocollo”: la consuetudine prevedeva che i due co-protagonisti raggiungessero il luogo deputato in tempi separati, prima uno e poi l’altro. Invece, sulla soglia dell’edificio la presi sottobraccio e ci avviammo insieme, verso l’altare: lì eravamo attesi

Ore 17.30 circa: il sogno che finisce

Credo, dopo tanti anni, di potere raccontare una confidenza senza danneggiare nessuno. Non farò di certo nomi e cognomi e la “condirò” in modo che solo i due protagonisti, in una quanto mai recondita ipotesi, possano riconoscersi.

Si erano incontrati qualche anno prima, lui e lei, e si erano innamorati con la passione che caratterizza quell’età. Quando lei lo guardava, lui si perdeva dentro il suo sguardo, ma non lo dava a vedere perché temeva di mostrare i suoi sentimenti, anche se l’aveva messa su una colonna di alabastro e protetta con una teca di cristallo: ricordo molto bene questa immagine quando lo disse.

Poi c’erano state le prime liti seguite da altrettante pacificazioni.

Quell’otto maggio lui aveva una “cosa” da fare che, seppi, poi gli avrebbe cambiato la vita.

“Voglio essere io ad accompagnarti, voglio venire con te. Voglio essere io vicina a te oggi”. All’incirca furono queste le parole che lei gli disse, anche se ormai avevano “rotto” da qualche tempo.

Lui, dopo, la riaccompagnò a casa. Si fermarono e parlottarono qualche minuto in auto. Credo fosse ancora molto innamorato, e il fatto che lei avesse voluto essere con lui in quella circostanza gli diede il coraggio per dirle: “Sposiamoci, rinuncio a tutto se mi dici sì”.

“Ormai la decisione l’hai presa: non c’è più modo per ritornare indietro né il tempo” fu la risposta di lei che scese dall’auto e si avviò sul vialetto che la portava a casa.

Ho capito che nella galleria dei ricordi di lui, quella “lei” occupa un posto importante: “È vero, quel giorno cambiò la mia vita, ma c’è anche una parte di me che è rimasta là, per sempre, raggrumata sotto quel fazzoletto d’asfalto dove ci fermammo”.