Archivio di luglio 2011

Mostra dei Pajetta a Torino – una storia italiana

domenica 17 luglio 2011

Giovedi’ scorso ho potuto assistere all’inaugurazione della mostra sulla famiglia Pajetta – una storia italiana, allestita a Torino all’EUT . Circosrizione 3, in Borgo San Paolo, nell’ex stabilimento Fergat, in occasione dei 100 anni dalla nascita di Gian Carlo Pajetta (24 giugno 1911). La mostra sara’ aperta dal 7 al 21 luglio, dal lunedi’ al giovedi’ 14,30 – 17,30. All’incontro erano presenti oltre i familiari, il presidente della Circoscrizione 3, Daniele Valle, il coordinatore della V Commissione Cultura , Marco Casciola, Diego Novelli e l’attore Liprandi Renato (gia’ conosciuto sugli schermi televisivi come responsabile risorse umane di Camera Caffe’), che ha letto alcuni brani tratti dai libri e dalle lettere di Gian Carlo Pajetta.

E’ stato bello il profilo dello statista descritto da Diego Novelli, attraverso i suoi ricordi  e aneddoti.  Incisivo e sintetico, non privo per questo di forte commozione, e’ stato   l’ intervento di Gaspara che ha ricordato la figura di suo padre secondo i suoi ricordi personali. E’ seguito poi un filmato in cui si è assistito in diretta ad un discorso di Gian Carlo Pajetta, grande comunicatore,  uno dei massimi esponenti del partito comunista italiano del secondo dopoguerra, durante una campagna elettorale, a sostegno del partito, dove trattava dell’integrita’ morale dei politici, tema di grande attualita’ oggi, nonostante gli anni, in cui trapelava il grande valore morale dello statista, la sua onesta’ e la forza dell’espressione dei suoi principi.

La mostra riporta parecchi pannelli con fotografie della famiglia Pajetta al completo e poi singoli espositori dedicati ai tre fratelli : Gian Carlo, Giuliano e Gaspare, morto a 17 anni nel 1943 in Val d’Ossola.  La mostra vuole ripercorrere la vita degli esponenti della famiglia, testimoniare il loro impegno politico  sin da giovanissimi al servizio del popolo italiano nella guerra di liberazione dal regime fascista. Impegno pagato con l’espulsione a soli 14 anni da tutte le scuole italiane e sospensione della madre dalla sua attivita’ di insegnante, anni di prigionia, esilio (per Gian Carlo); campi di concentramento (per Giuliano), esilio e massimo sacrificio della vita (per Gaspare), per coprire la ritirata di un nucleo di partigiani in Val d’Ossola.

Toccante la mostra per la testimonianza del valore dei componenti tutti dell’intera famiglia Pajetta, della loro viva intelligenza, del loro spiccato senso di liberta’ e di spirito di servizio, reso tangibile dal loro impegno civile e politico al servizio del popolo. La giusta e voluta ambientazione nel borgo di appartenenza, il borgo San Paolo dove la famiglia Pajetta viveva è altrettanto carica di significato e di riconoscenza.

Vi consiglio vivamente di andare a vederla.

E concludo con le parole della mamma  Pajetta, Elvira Berrini, maestra elementare, che  segui’ e appoggio’ sempre l’impegno politico dei suoi figli. Questi i  consigli dati ai suoi figli e ai propri alunni:

” Aprite gli occhi, tendete gli orecchi, state sempre coi vostri cinque sensi attenti e vigilanti.  V’e’ tanto da godere! Ma tutto quasi all’infuori della vita umana e sentimentale. Luce, calore, linea, armonia, imparate a comporre di questo la vostra vita. Non chiedete a ogni cosa più di quanto possa dare. Una carezza agli occhi, una gioia al cuore. Guardatevi intorno, miei piccoli svegli, curiosissimi figlioli. E mi pare che l’insegnamento sia ampiamente raccolto.”

Franca.

Gasparamostra

Terre di mezzo: ultima puntata

mercoledì 13 luglio 2011

Ed eccoci, come promesso, alla seconda “puntata”. Marina alla fine è riuscita a liberarsi e siamo partiti alla volta di località un po’ diverse da quelle precedenti. La prima è …

Scarzuola

Scarzuola IngressoAnche Scarzuola ha i suoi natali illustri: si narra che in questo luogo Francesco d’Assisi nel 1218 costruì una capanna con la scarza, una pianta palustre; in un secondo tempo fondò un convento; piantati una rosa e un alloro, sgorgò una fontana verso cui, ancor oggi, viene prestata molta devozione.

I fatti, quelli accertati, riportano oltre alle narrazioni tradizionali, che nel 1282 Nerio di Bulgaruccio, Conte di Montegiove, per celebrare il leggendario passaggio di Francesco d’Assisi, fece costruire una chiesa con oratorio, laddove sarebbe sorta la capanna. L’edificio fu affidato in custodia ai Frati Minori, che lo consacrarono alla SS. Annunziata, e vicino alla chiesa fu eretto il convento della Scarzuola. Abbandonato dai frati verso la fine del 1700, ne presero possesso i Marchesi Misciattelli di Orvieto. In seguito, nel 1956, il complesso fu rilevato dall’architetto Tommaso Buzzi. Nell’abside della chiesa è stato scoperto nel 1996, e riportato alla luce, un affresco della prima metà del XIII secolo, indicato dagli storici dell’arte come uno dei primi ritratti raffigurante San Francesco in levitazione.

L’obiettivo dell’acquisto del complesso conventuale da parte di Tommaso Buzzi era quello di costruire la sua “città ideale”. Dapprima ricuperò il convento, successivamente trasformò gli orti dei frati in un fantastico impianto verde ove, tra siepi di bosso, fiori rari, statue e pergolati, si rievoca il mito d’amore tra Polifilo e la sua ninfa. Questo primo progetto, nell’intenzione buzziana, completava la “città sacra”. Successivamente passò ad edificare, al termine del giardino, la “città profana”, che chiamerà “La Buzziana”, affacciata su un vasto anfiteatro naturale.

Città Buzziana ParticolareLa Buzziana appare proprio una città profana, sovraccarica com’è di riferimenti e citazioni: ovunque vi sono impressi motti, monogrammi e simboli non immediatamente decifrabili. Concepita in base ad un personalissimo neo-manierismo, la cittadella presenta forme sconcertanti e complesse: vi abbondano scalinate e scalette, bassorilievi di mostri, statuine, figure fitomorfe senza alcun richiamo all’architettura. Fabbricati e monumenti quasi si sovrappongono senza soluzione di continuità: strutture circolari come osservatori astronomici arabeggianti, templi di culti pagani con la torre di cristallo che ricorda, invece, più il pinnacolo di una cattedrale gotica.

Tommaso Buzzi, alla sua morte avvenuta nell’80, lascia incompiuta la sua creazione di pietra, ma la Buzziana non scompare e oggi, quasi interamente compiuta, si presenta all’uomo del Terzo Millennio come una concezione interrogativa per lo spirito. Abbiamo però scoperto che la visita deve essere prenotata e quindi ci siamo limitati a percorrerne un lato intravvedendo solo una minima parte delle strutture.

Corciano

Corciano Il CastelloIl borgo si trova a pochi chilometri da Perugia, e prospetta agli appassionati della natura viste di profondo interesse; fu costruito sulla cima di una piccola altura, ed appare contornato dalla imponente mole del distante Monte Amiata e del Monte Acuto. La nascita del borgo di Corciano viene fatta risalire all’epoca etrusca, anche se l’origine è da ricercare nel nome proprio latino Curtius (o Coricius o ancora Corisius), proprietario di un fondo rustico; tuttavia la tradizione popolare vuole, invece, che Corciano significhi Cuore di Giano o piuttosto Colle di Giano; ma, come sempre accade per ogni borgo italiano che si rispetti, occorre avere i natali da un antenato illustre, magari preso a prestito dalla mitologia.

Secondo un’antica leggenda, infatti, Corciano è sorta per opera di Coragino, mitico compagno dell’eroe Ulisse; e, sempre secondo la leggenda, lo stemma del Comune, uno scudo inquartato di rosso e argento, fu donato al paese da Orlando, paladino di Francia, dopo aver vinto a duello il corcianese Cornaletto.

Corciano ParticolareE’ solo il borgo che può raccontarsi, con il suo intreccio di vicoli e strette scalinate, con il colore delle sue pietre, con i segni leggibili della sua storia: semplicemente un manufatto armonioso e conservato nel suo antico splendore ed integrità.

Dominato dalla imponente mole del suo castello antico, circondata da un ambiente del tutto unico e particolare, è certamente degno di essere vissuto ed apprezzato in tutta la sua bellezza.

Ritroviamo, protette tra i vicoli della sezione storica della città, le architetture antiche: la Chiesa di Sant’Agostino, edificata nel XIV secolo, la Chiesa di Santa Maria Assunta, splendido edificio medievale, la Chiesa di San Francesco, la cui costruzione risale al XIII secolo, e la Chiesa di San Pietro di Taverne, appena fuori dall’abitato. Edificato nei territori del nord dell’Umbria, Corciano rappresenta una delle zone di maggiore bellezza del centro Italia, mostrandosi come un piccolo scrigno di arte antica e di pregevoli realizzazioni, conservando la capacità di unire e mescolare le straordinarie attrattive del mondo naturale a quelle artistiche.

Tuoro

Hannibal, Hamilcaris filius, Carthaginiensis

Lago Trasimeno Il luogo della battagliaA Cornelio Nepote bastano solamente queste quattro parole, sintetiche, categoriche, rigorose; sono quattro colpi di scalpello e mazzuolo che dal masso di pietra sanno sprigionare tutta la possanza del personaggio, per presentarci il più grande avversario di Roma: non ho  trovato in nessun altra occasione una presentazione tanto essenziale e laconica quanto più efficace di questa.

Il personaggio viene calato subito, all’inizio del testo, quasi a sigillare ogni possibile commento da parte del lettore. Questa presentazione me la sono trascinata per anni nella memoria, fin dal tempi della seconda media ed ero curioso nel verificare quali luoghi avevano ancora memoria di lui. E così siamo diretti a Tuoro, dove avvenne la battaglia del Trasimeno (e il rispetto per l’intelligenza militare di cotanto nemico di Roma ci ha indotto anche a cercare su Wikipedia una possibile ricostruzione della stessa ).

BattagliaAll’alba del 24 Giugno del 217 a. C., sotto una fitta coltre di nebbia, la maggior parte dell’esercito romano entrò nella pianura a Nord del Lago Trasimeno dalla stretta via che correva ad occidente tra le pendici dei colli e le acque. Annibale aveva posto la cavalleria e i Celti ad Ovest, a guardia dell’ingresso della valle. I Libici e gli Ispanici li aveva collocati al centro, dov’era il suo accampamento, presso il colle su cui oggi è situato l’abitato di Tuoro. I frombolieri delle Baleari e gli altri armati alla leggera li aveva schierati su un largo fronte nel lato orientale della trappola per chiuderne l’uscita. Quando il generale cartaginese diede l’ordine di attacco, le legioni romane furono spezzate in due dalla cavalleria e dai Galli. La retroguardia trovò scampo nella fuga, mentre gli altri legionari, inferiori di numero, attaccati in ordine di marcia, furono in breve sopraffatti.

La battaglia si concluse dopo tre ore. Circa 15.000 Romani vi trovarono la morte: i più perirono per mano nemica, alcuni, si racconta, si uccisero l’un l’altro per non cadere prigionieri, altri affogarono nelle acque del lago. In realtà i 6.000 che componevano l’avanguardia riuscirono ad aprirsi un varco ad Est, ma il giorno successivo furono fatti prigionieri.

Tuttavia ultimamente gli storici stanno modificando questa versione, soprattutto per quanto riguarda la locazione della battaglia e le dimensioni del lago (più largo, più piccolo); comunque siano andate le cose, per Roma fu una sonora sconfitta in ogni caso. È il caso di ricordare che esiste un Centro permanente di documentazione della battaglia e un museo storico a cielo aperto degli avvenimenti militari.

Monteriggioni

Monteriggioni Locandina dall'altoA 15 km da Siena, in direzione Nord, polarizza la nostra curiosità una fortificazione spavalda e dominante che trasuda potenza militare da ogni sua pietra. Monteriggioni è un antico borgo fortificato; a poche decine d’anni dalla sua fondazione, nel pieno del suo splendore doveva davvero apparire grandiosa e incutere un senso di ciclopica maestà per la sua forma circolare con le sue torri che, come una corona, si elevavano sulle mura tanto da indurre Dante, per definire l’aspetto degli smisurati giganti infissi nella voragine di Malebolge, ad avvalersene come riferimento (canto XXXI dell’Inferno: “…Monteriggion di torri si corona..”).

Costruito dai senesi nel 1200,  fu spesso teatro e motivo di scontro tra Siena e Firenze. La foto del manifesto a lato visualizza dall’alto il complesso fortificato noto per la sua inespugnabilità. Il Castello di Monteriggioni con le sue 14 torri alte sulle mura è stato per secoli una delle più importanti sentinelle delle terre di Siena.

Monteriggioni La ChiesaPosto in posizione strategica, lungo l’asse della via Francigena, principale via di comunicazione e di commercio tra l’Italia e la Francia, Monteriggioni resta un magnifico esempio di “terra murata” che proteggeva gli abitanti del piccolo borgo agricolo; per maggior difesa, era circondata da una “carbonaia” cui, in caso di attacco, veniva appiccato il fuoco.

Lungo la cinta muraria, rimasta quasi intatta, si aprono la Porta Franca in direzione di Siena e Porta San Giovanni verso Firenze. Tutto del pittoresco villaggio, ancora abitato, è rimasto immutato: le botteghe conservano l’antico aspetto medievale.

Monteriggioni Le torriLe mura, che sovrastano una dolce collina di vigneti e oliveti, racchiudono gelosamente al loro interno un angolo di Medioevo. Il nucleo urbano si compone di piccole case e di una piazza centrale dove si affaccia la Pieve di Santa Maria Assunta. Le torri, dopo che Monteriggioni perse il suo ruolo militare durante i secoli successivi, vennero abbattute dagli abitanti, forse per riutilizzare i mattoni per altre opere, o per evitare, come si racconta, che queste, ormai diroccate, cadessero pezzo per pezzo sulla testa dei contadini impegnati a coltivare gli orti all’interno delle mura. Oggi sono state ricostruite e munite anche di comodi camminamenti che permettono a noi turisti di ammirare lo scenario del paesaggio circostante.

Monteriggioni TorreSi favoleggia di cunicoli sotterranei e passaggi segreti che metterebbero in comunicazione il castello con alcuni fortilizi della zona, persino con Siena, di tesori nascosti e  mai ritrovati, con segreti e segrete. Fra storia e leggenda, si racconta che Monteriggioni cadde in mani fiorentine solo a seguito del tradimento del suo Capitano, il fantasma del quale di notte si aggirerebbe fra le mura con scalpitii di cavalli e lamenti provenienti dai vicoli del paese.

Oltre alle curiosità, vogliamo darVi anche i numeri di Monteriggioni: cinta muraria: 570 metri, spessore delle mura: 2 metri, torri: 15 (oggi ne sono visibili 11) di misure 6x4x15 metri, abitanti oggi: 42, turisti: 70.000 ogni anno (tra i quali, oltre a noi due, anche Mr Tony Blair e Mr Ted Kennedy).

A presto

Marina e Luciano

MANIFESTAZIONE LUGLIO 2011

domenica 3 luglio 2011

PER QUELLI CHE NON SONO ANCORA PARTITI PER LE VACANZE  VOLPIANO OFFRE:

Ven. 1    4a edizione Volpiano Summer Festival – org. Mondo d’Arte   P.za Vittorio ore 21,30

Sab. 2    4a edizione Volpiano Summer Festival – org. Mondo d’Arte  P.za Vittorio ore 21

Dom. 3  4a edkizione Volpiano Summer Festival – org. Mondo d’Arte – P.za Mazzini ore 21

Dom. 3   Cercuriosando  – MERCATINO DEL GRUPPO  ALBA  - P.za Madonna

Mart. 5   Trofeo Comunale di Bocce  2011 -  c/ Bocciofila S.Benigno  ore 21  org. Proloco-Alpini Centro-Riboldi- Borgo Colombera-Borgo Rumero-Borgo S.Michele – Comune di Volpiano

Merc. 6  Trofeo Comunale di Bocce  2011 – c/ Bocciofila S.Benigno  ore 21

Giov. 7  Trofeo Comunale di Bocce 2011 – c/ Bocciofila S.Benigno ore 21

Giov. 7 Spettacolo corale  – assoc. Toto  c/ Sala Polivalente ore 20,30

Sab. 9  Sere d’estate – Concerto del gruppo Lucia e Maurizio – org. Comune,Filarmonica e C.Riboldi  ore 21,15   Palazzo Oliveri

Sab. 9  Serata Danzante e Pizza  org. Lega Nord  ore 20,30 Sala Polivalente

Dom. 10  Serata Danzante e Pizza  org. Lega Nord  ore 20,30 Sala Polivalente  

Dom. 10  visite e prelievi  AVIS   sede  – P.za Amedeo di Savoia  ore 8

Mart. 12  Trofeo Comunale di Bocce 2011 -  c/ Bocciofila di S.Benigno ore 21

Merc. 13 Trofeo Comunale di Bocce 2011 -  c/ Bocciofila di S.Benigno ore 21

Sab. 23  Sere d’estate – Concerto del gruppo Vito  c/ Palazzo Oliveri ore 21,15

Sab. 30  Sere d’estate – Concerto del gruppo Lucia e Maurizio   c/ Pal. Oliveri ore 21,15

 

VI RICORDO  CHE  GIOVEDI’ POMERIGGIO  RIPRENDERA’ IL MERCATO DEI PRODUTTORI di Campagna Amica  dalle ore 15 alle ore 19  IN PIAZZA MADONNA DELLE GRAZIE-Volpiano

Buon divertimento a tutti!!!!

Terre di mezzo

venerdì 1 luglio 2011

Quella che ci ha portati nella zona tra Umbria e Toscana è una visita che richiede almeno quattro giorni: luoghi che, seppure visitati più volte nella vita, anche a distanza di anni riescono ancora a meravigliare. Stiamo parlando delle “terre di mezzo”, quel prezioso scrigno del nostro paese in cui è concentrato il maggior numero di opere d’arte, borghi medioevali, castelli, torri e pievi.

VedutaL’Umbria, intesa nei suoi attuali confini amministrativi, è una creazione otto-novecentesca. Il suo aspetto nel corso dei secoli fu infatti ben diverso, di volta in volta riunendo insieme luoghi con storie e culture assai differenti e disomogenee tra di loro. È proprio grazie a questa complessità che il patrimonio storico-artistico della regione è così straordinariamente variegato e, allo stesso tempo, privo di battute d’arresto dall’antichità etrusco-romana fino all’epoca moderna. E tutto questo è consegnato ad una campagna con colori e con verdi quinte collinose da mozzarci il fiato.

Questi borghi, e alcuni sono fra i più belli d’Italia, hanno come caratteristica comune la cinta muraria con le relative porte che, appena oltrepassate, ci fanno entrare direttamente nella storia. L’impianto medioevale si è adagiato sulle stratificazioni avvenute nel corso dei secoli senza tuttavia alterarne più di tanto l’assetto dell’intero agglomerato urbano ed architettonico, consegnando così a noi meraviglie rimaste immutate nel corso dei secoli.

Abbiamo trovato un arredo urbano perfetto in ogni borgo visitato. Fermiamoci un attimo, prendiamoci il tempo necessario per una breve riflessione: in migliaia di piazze italiane una scena si ripete ogni mattina, quella di bere un buon caffè e potere contemplare la facciata di un duomo. Ci riduciamo invece a ingollare un caffè senza assaporare almeno con uno sguardo tutta l’arte, la storia che ci circondano. Come la vogliamo chiamare? Fretta, fretta di cosa e per cosa? Invece questa è la quintessenza della qualità della vita. O avete qualche altra idea?

Noi italiani ci siamo naturalmente abituati a  convivere con l’arte che ci circonda da millenni tanto da far dire che “nella maggior parte dell’Italia è una cosa innata come respirare” perché “gli dei hanno rovesciato sull’Italia il loro cesto di doni” (Frances Mayes): dovremmo invece dedicare una parte più importante alla loro valorizzazione, conservazione, restauro e, soprattutto, alla loro scoperta.

Prima di iniziare il racconto del viaggio, precisiamo che, allo scopo di non abusare della Vostra attenzione, lo divideremo in due “puntate”: questa è la prima, la seconda, come ci hanno insegnato i maghi della comunicazione radiotelevisiva (sic!) tra una settimana.

Ed ora andiamo a …

MONTEPULCIANO

Montepulciano Palazzo ComunaleIl nostro itinerario comincia da Montepulciano, costruito su una stretta cresta di calcare a 605 metri sul livello del mare; è circondato da una cinta muraria e da fortificazioni progettate nel 1500 per ordine di Cosimo I. Il centro urbano si sviluppa lungo un corso, su cui si affacciano l’imponenza dei palazzi rinascimentali e l’elegante bellezza delle sue chiese, corso che, salendo lungo la collina, raggiunge, alla sua sommità, la piazza centrale, Piazza Grande.

A Montepulciano abbiamo alloggiato, per nostra scelta, fuori dell’abitato poco oltre il Tempio di San Biagio, attratti dal nome “Il Girasole”, lontani giusto quel centinaio di metri dalla strada, che ci ha permesso di apprezzare il “rumore”, o meglio l’anima, del silenzio, il cielo notturno ammantato di stelle come ormai da noi non è più possibile vedere e beneficiati da una visita fuori programma: una frotta di lucciole illuminava la notte.

Partendo dalla parte bassa della città, per la trecentesca porta di Gracciano entriamo nel centro storico e ci accompagnano tutta una serie di vestigia due-trecentesche fino in Via del Poliziano con la trecentesca casa del Poeta al numero 5. Più oltre, dalla via Collazzi si scopre, in basso, lo stupendo Tempio di S. Biagio; la strada di destra è la Via San Donato, che costeggiando la Fortezza, sale verso Piazza Grande, il centro monumentale della città.

Palazzo del Capitano; Il Pozzo dei Grifi e dei LeoniSiamo arrivati così nella parte più alta di Montepulciano. Il primo edificio che colpisce la nostra attenzione  è sicuramente il Palazzo comunale. La sua costruzione, iniziata nella seconda metà del 1300, si è protratta sino alla metà del 1400; rivestito in travertino, è di gusto fiorentino sia nell’impianto generale della facciata sia nei dettagli ed ha una notevole somiglianza con Palazzo Vecchio di Firenze.

All’interno, attraverso il portale, si apre un cortile con due belle logge e dalla torre si abbraccia uno dei più bei panorami dell’intero territorio.

Sempre nella piazza troviamo, di fronte al Pozzo dei Grifi e dei Leoni, il Palazzo del Capitano del Popolo, uno degli esempi di arte gotica rimasti a Montepulciano; più oltre, il Palazzo Tarugi e il Palazzo Contucci e infine il Duomo, al cui interno si trova il trittico del senese Taddeo di Bartolo

CASTIGLIONE DEL LAGO

Si arriva a Castiglione del Lago da un rettilineo che offre un notevole colpo d’occhio sul borgo antico, posto nella parte alta dell’abitato (“una rocca su un velo d’argento”). Una scalinata e l’ottocentesca porta senese ci introducono nel paese cinto da un esteso perimetro murario.

Il nome della località deriva dalla fortezza medievale chiamata “Castello del Leone” per la sua forma pentagonale. Attraverso vicende storiche diventerà Palazzo della Corgna, dal nome del cognato (in altre fonti nipote) del papa Giulio III, e verrà ristrutturato a metà del 1500 per ospitare la corte dei Marchesi; ora è sede del Municipio.

Castiglione del Lago Il CastelloLa Rocca del Leone è una fortezza medievale dalla singolare forma a cinque punte, che ricorda la costellazione da cui prende il nome, quattro torri e un mastio triangolare la completano. Edificata per volontà di Federico II a partire dal 1247, costituisce uno dei migliori esempi dell’architettura militare del Medioevo umbro.

Su oltre 1200 m2 il Palazzo racchiude uno tra maggiori cicli pittorici del tardo manierismo umbro-toscano: dipinti dal Pomarancio, per celebrare le gesta del condottiero Ascanio della Corgna con temi cari al XVI secolo; le valorose imprese di eroi romani e le scene ispirate alla mitologia greca oggi ci sono state restituite alla loro bellezza originaria dopo un attento restauro.

Potete solo immaginare dalla foto, quale sia il panorama che si possa godere dalla torre di questo angolo d’Italia: il lago, gli ulivi, e tutt’intorno una vegetazione che incornicia questo borgo, particolarmente apprezzabile percorrendo il camminamento della cinta muraria che collega il palazzo al castello.

PANICALE

Pianta di PanicaleDa un colle all’altro, ecco Panicale: “luogo dove ardono are al dio Pan” (Pani calet), o “dove tutto è bello” (Pan kalòn), oppure “colle sacro a Pan” (Panis collis) o, ancora, “luogo dove si coltiva il panìco” (pan colis), cereale rappresentato nello stemma da due spighe: qualunque sia la vera etimologia, Panicale è luogo di grande fascino.

Conserva, praticamente intatta, la struttura del castello medioevale, e si sviluppa su tre livelli con due ingressi, l’uno verso Perugia l’altro verso Firenze, le sue tre piazze inglobate in un giro di ellissi concentriche. Entrando da Porta Perugina, s’incontra subito Piazza Umberto I, dove spicca la bella cisterna ottagonale in travertino del 1473, poi trasformata in fontana, di fronte al trecentesco Palazzo Pretorio. Questo è il primo dei tre livelli su cui si sviluppa il borgo, ognuno con le sue stradine che convergono verso la piazza.

Panicale Vista della Piazza Umberto IAl secondo livello sta la piazza del potere religioso, che prende nome dalla maestosa Collegiata di San Michele Arcangelo. La chiesa, di origine longobarda, più volte ampliata e infine ricostruita in forme barocche nel 1618, racchiude pregevoli opere d’arte, prime fra tutte la tavola dedicata alla Natività di Giovan Battista Caporali, allievo del Perugino (1519) e, dietro l’altare centrale, l’affresco dell’Annunciazione attribuito a Masolino da Panicale, il maestro di Masaccio.

Saliamo ancora, questa volta verso il potere politico e arriviamo a Piazza Masolino, il punto più alto di Panicale, dove si trova il Palazzo del Podestà del XIV secolo, costruito in stile lombardo-gotico dai maestri comacini. Qui la vista spazia sul lago Trasimeno e le terre di confine tra Umbria e Toscana.

In borghi come questo, agli occhi del turista attento non possono certo sfuggire i particolari, quei dettagli importanti come lo possono essere un volto incastonato tra le pietre di una facciata, le splendide formelle in cotto sui muri delle case, un pozzo decorato, i bei lampioni ad ogni angolo di strada e, ovunque, fiori ad ingentilirne l’aspetto ed abbellirne le stradine.

CITTA’ DELLA PIEVE

La prima cosa che notiamo in questo paese che domina la Valdichiana, non lontana dal confine con la Toscana, sono le sue case, alcune molto alte, costruite utilizzando esclusivamente il mattone di cui la città fu rinomata produttrice nel Medioevo.

Ampiamente utilizzati nelle sue costruzioni, a differenza di altri borghi dove coesiste o prevale la pietra, l’impianto urbano non va a discapito di una diffusa armonia tra architettura, materiali e composizione di forme, senza, per questo, escludere la creatività.

Città della PieveLe piazze Gramsci e Plebiscito che si trovano sul punto più elevato del colle ruotano intorno alla mole del Duomo. Dedicato ai santi Gervasio e Protasio sorge sul luogo della pieve primitiva; vari rimaneggiamenti non hanno però nascosto la costruzione gotica nella parte inferiore della facciata e nell’abside.

Il grandioso Palazzo della Corgna, affacciato su piazza Gramsci, si compone di tre corpi che prospettano su un armonioso cortile interno ed è sede della biblioteca comunale: attualmente il patrimonio librario complessivo è di circa 27.000 volumi di cui 4.000 costituiscono il Fondo Antico. Quest’ultimo rappresenta la parte più importante e preziosa comprendendo, oltre a libri anteriori al 1831, vari manoscritti, incunaboli e cinquecentine.

Nel 1250 i Terzieri nascono come suddivisione amministrativa della città medioevale in tre parti e compaiono nell’atto di sottomissione a Perugia quando, dopo una breve parentesi di libertà dovuta alla protezione dell’Imperatore Federico II di Svevia, l’antica Castel della Pieve viene definitivamente riassoggettata dalla Città del Grifo. Intanto contro Perugia guelfa Castel della Pieve, costantemente ghibellina, si era modellata su Siena, la grande potenza filoimperiale dell’Italia Centrale. E proprio al periodo di affermazione delle libertà comunali risale la definita conformazione urbana, pervenutaci pressoché intatta fino ai giorni nostri.

La forma della città assomiglia ad un’aquila, simbolo dell’Imperatore, ed è orientata minacciosamente verso Roma: sarà forse un caso? Le tre parti dell’”aquila” coincidono con i Terzieri, che a loro volta alludono alle tre classi sociali; alla testa corrisponde il Terziere Castello o Classe dei Cavalieri (gli aristocratici che andavano alla guerra con il cavallo); alla pancia, il Terziere Borgo Dentro o Borghesia; all’ala-coda il Terziere Casalino o Classe dei Pedoni (i contadini inurbati che andavano alla guerra a piedi e usavano l’arco o la balestra).

Tra i secoli XV e XVI, come riferiscono gli eruditi locali, anche a Castel della Pieve come a Siena si svolsero le Cacce del Toro sfidandosi al tiro dell’arco su sagome mobili in forma di toro chianino collocate su una pedana circolare. Il periodo in cui si eseguivano le Cacce del Toro coincide con quello in cui visse il più grande figlio di Città della Pieve, Pietro Vannucci detto “Il Perugino” (1450 c.a. – 1523). E proprio al Maestro di Città della Pieve si ispirano i costumi dei circa 1000  figuranti che compongono il Corteo Storico del Palio dei Terzieri.

Proprio in prossimità della festa di S. Luigi Gonzaga, patrono del Terziere Casalino, la città era pavesata con stendardi dei terzieri; nelle due settimane centrali di agosto, i Terzieri si sfideranno nel Palio, per la Caccia del Toro.

Vicolo BaciadonneUna curiosità: il Vicolo Baciadonne. È ritenuta una delle vie più strette d’Italia, sorta probabilmente a causa di una lite tra confinanti. La denominazione, già rintracciabile nelle piante del secolo XIX, è ovviamente da mettere in riferimento all’arguta fantasia popolare. Percorso il vicolo, splendida veduta sulla Chiana Romana ed il fiume Cetona.

E qui termina la prima “puntata” nell’attesa che Marina riesca a districarsi dall’abbraccio possente dei muri che la tengono “prigioniera”.

A presto da Marina e Luciano