Archivio di marzo 2011

scoprire Volpiano (ultima puntata)

giovedì 31 marzo 2011

bene, finalmente è ricomparsa Piera e abbiamo tutte le soluzioni!

eccovi le ultime foto

questo mi piace proprio!

questo mi piace proprio!

e questo è il più facile

e questo è il più facile

quando avrete scoperto anche questi particolari vi darò la classifica definitiva, buon gioco a tutti!

Il canto degli Italiani – coro di Michele Novaro

domenica 27 marzo 2011

Ieri sera, venerdì 25 marzo 2011, si è tenuto un concerto nella sala polivalente di Via Trieste da parte del coro Michele Novaro.

La serata era organizzata da Terre di Fruttuaria, ospiti del Comune di Volpiano. Il coro era diretto dal maestro Maurizio Benedetti, al pianoforte l’unica donna , Ilaria Schettini, voce narrante Mario Brusa. In occasione del 150° anniversario dell’Unita’ il coro ci propone “Il canto degli Italiani”, una raccolta di composizioni che descrivono la nascita del nostro inno nazionale avvenuta nel lontano 1847, il 10 novembre, in casa di Valerio Lorenzo a Torino (genovese), presenti Novaro Michele (anch’esso genovese),  Felice Luigi Rossi, Vittorio Bersezio, Ulisse Borzino. Scritto  dall’ allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato quindi  a Torino da  Michele Novaro, il Canto degli Italiani,  nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l’Austria. L’immediatezza dei versi e l’impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell’unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi.

Il coro Novaro ha poi eseguito   s’ Hymnu sardu nazionale , era l’inno dell’Italia monarchica, eseguito obbligatoriamente persino nelle accademie militari durante le manifestazioni ed esercitazioni e alla fine della messa (fino alla caduta della monarchia).  Sotto il fascismo eseguito assieme alla Marcia Reale e a Giovinezza nelle manifestazioni ufficiali.  Poi è stata i cantanti hanno eseguito  “ La Coccarda” sempre del 1847  scritto in onore di Carlo Alberto, quindi “ Addio mia bella addio” , un canto poopolare del 1848.  A seguire musiche di Verdi: “Suona la tromba” e “Viva l’Italia”.

Quindi  il coro  ha dedicato alcuni brani alla figura di Garibaldi : ” Camicia rossa”, canto popolare e “Inno a Garibaldi”.

Una parentesi simpatica è stata l ‘esecuzione della “Bella Gigogin”, che tutti conosciamo e che tutti abbiamo cantato. Infine a solenne chiusura della serata e del percorso letterario c’e’ stato proposto l’Inno di Mameli, prima eseguito dal coro e poi da tutti noi, in piedi. Nelle immagini che ho rivisto a casa mi ha colpito una bambina che canta convinta l’inno nazionale e tiene una mano sul cuore a simboleggiare l’importanza del momento, questo gesto mi fa ben sperare nelle generazioni future, sperando che quella bimba non fosse l’unico caso.

Vi ricordo che l’inno “Fratelli d’Italia” o ” INNO DI MAMELI” è diventato dopo il 1946  l’ “inno nazionale”. Dopo l’annuncio del papa PIO IX a mobilitarsi contro l’ oppressore, il popolo si anima di nuova linfa e sulle parole del  Mameli che gia’ aveva combattuto e sperato in un’Italia unita, convinto mazziniano quale era, il Novaro musica un sogno: un’immensa pianura che raccoglie gente da ogni dove e questa gente si anima di fronte all’annuncio del Papa e prende forza e coraggio; da qui il concitato e incalzante coro che risponde al proclama di Pio IX. Alle parole del Mameli, il Novaro aggiunge semplicemente quel SI’ a fine strofa, a rafforzare il giuramento ” Siam pronti alla morte, l’Italia chiamo’”.

La serata è stata appassionante e trepidante.  Devo dire che non avevo mai cantato l’inno per intero e le parole, mi hanno colpito profondamente, le ho trovate di un’attualità impressionante.

Sono convinta dei principi di unità affermati con  lungimiranza  e fede dai nostri padri fondatori, sanciti da Dio e dagli uomini che hanno combattuto, creduto e sperato in quei valori.

Mi sembra così assurdo  che alcuni oggi, affermino il contrario e vogliano la divisione di questa nostra Italia. Possibile che la memoria sia così corta…….

Franca.

blah

Walter Savant Levet . concerto per organo 18 marzo 2011

giovedì 24 marzo 2011

Venerdì sera 18 marzo abbiamo assistito nella nostra chiesa parrocchiale ad un concerto per organo eseguito dal maestro Walter Savant Levet. Per celebrare i 150 anni dell’Unità di’Italia il maestro ha presentato alcuni brani di musiche risorgimentali quali: “le sanguinose giornate di Milano”, “Allegro brillante”, “Suoni la tromba e intrepido” dai Puritani, “Va pensiero” di Verdi, un omaggio a Bellini, e ancora musiche di Giuseppe Perosi.

E’ stata una serata emoziante, anche per chi non è così avvezzo ad ascoltare questo tipo di musica, perchè la qualità dell’esecuzione aveva dell’increndibile e faceva vibrare i nostri animi unita poi al colore dei suoni magistrali del nostro organo hanno fatto sì che la serata fosse un successo. Erano presenti circa duecento persone. Ad ogni esecuzione il maestro si affacciava alla balaustra i si offriva al suo pubblico, tendendo le mani verso la platea, quasi a coglierne le vibrazioni. Si’ perche’ il nostro artista è cieco dalla nascita, quindi pensate tutte le esecuzioni a memoria, non c’è musica da leggere, quanta energia poi nel preparare e variare i timbri per le esecuzioni e con i piedi muovere le barre giuste, oltre naturalmente alle mani che correvano con maestria sui tasti. Avevamo a disposizione un grande schermo che proiettava l’immagine del maestro, ma io personalmente ho preferito chiudere gli occhi e ascoltare la purezza dei suoni, mi sembrava di concentrarmi di piu’ sull’ascolto, senza distrazioni.

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scoprire Volpiano (in attesa dell’ultima puntata)

domenica 20 marzo 2011

ma non le trovate proprio?

in attesa che qualcuno scopra almeno le madonnine della 7 puntata (e magari almeno uno dei tre particolari della ottava!9 vi mando un’altra bellissima madonnina, non vi chiedo di trovarla, è davvero difficile! ma solo di ammirarla.

intanto aspetto ancora un po’ le risposte, se non arrivano… vi farò sapere

 bella, vero?

!

AUGURI ITALIA!

domenica 20 marzo 2011

alba

tramonto

Sul fiume Cernaia
molti fiori sono caduti
per dire al mondo
siamo italiani!.

La nostra terra ha raccolto il sangue
di molti giovani, studenti, professori,
ma anche poveri analfabeti
con nel cuore un unico grande desiderio,
unità!

Ed in ogni regione nasceva un fiore,
una musica, un canto di libertà.
All’alba del 17 marzo con la luce del sole
si alzava forte un grido
Italia! Italia! libera e bella!

Così fragile nelle sue diversità
così amata  così voluta.

Italia!
dal mare che l’accarezza nasce il sole
e la sera colora di rosa
le cime imbiancate dei monti
che la incoronano.

Su di te mia Italia il tocco dell’arte
ha disegnato torri, chiese, palazzi, teatri,
come pizzi e poi ancora dipinti e statue.

Tanti  dialetti una sola lingua.
La musica, il canto accompagnano
la tua storia.

Lacrime e sangue, alto è stato
il prezzo della libertà
Ma siamo ancora insieme.

Scienziati, inventori, scrittori, poeti,
musicisti hanno portato in alto
il nome dell’Italia.

Italia mia
Italia nostra
Italia sempre

VIVA L’ITALIA !!!
Piera

torino

firenze

roma

Gita a Hautecombe e Chambery

giovedì 17 marzo 2011
Chambery

Cattedrale di Chambery dedicata a San Francesco di Sales

Cattedrale di Hautecombe

Cattedrale di Hautecombe

Maria Cristina, moglie di Carlo Felice

Maria Cristina, moglie di Carlo Felice

Sabato scorso abbiamo avuto modo di partecipare ad una gita ad Hautecombe con gli amici del passato e altri gruppi di Mappano, Borgaro, per una messa in suffragio di Umberto II di Savoia e MariaJose’, sepolti a Hautecombe.

Era da tempo che ci eravamo riproposti di vedere la splendida cattedrale risalente all’anno 1100 che si affaccia sul lago del Bourget in Savoia e pertanto non ci siamo persi l’occasione. Seppure il tempo non fosse dei migliori, non ha piovuto se non verso le cinque di sera, a giornata e cerimonia terminate.  Il viaggio di andata è stato piacevole, con doverosa pausa caffe’: verso le 10 siamo arrivati a Chambery, capoluogo della Savoia, popolata da ca. 61mila abitanti attualmente, appartenuta al Regno di Sardegna fino al 1860 con il nome di Ciamberi. E’ stata fondata nel X secolo intorno ad un maniero, passò poi nelle mani di Goffredo di Chambery nel secolo successivo; in seguito Berlione II diede vita alla città di Villeneuve, che fu unita al vecchio nucleo nel 1288 ad opera di Amedeo V di Savoia.   Sulla piazza principale si affacciano eleganti palazzi appartenuti all’aristocrazia savoiarda. Ovunque ancora oggi spiccano gli stemmi  di casa Savoia. Uno dei palazzi più importante é appunto il Castello dei Duchi di Savoia, fondato nel XIII secolo, rimaneggiato in più riprese, ma conservandone sempre la funzione amministrativa. Accanto spicca la bella torre campanaria della cappella con 70 campanelle tuttora funzionanti. Purtroppo il castello era chiuso e non abbiamo potuto visitarlo, così pure la torre. Abbiamo poi finalmente trovato la cattedrale, dopo alcuni giri a vuoto. E’ dedicata a Saint Francois de Sales, antica cappella francescana nel XV secolo, divenuta cattedrale nel 1779, possiede la piu’ vasta collezione di pitture trompe d’oeil d’Europa, realizzate nel 1835. Di ispirazione bizantina é invece un bel dittico in avorio del XII secolo. La cattedrale é di stile gotico, dietro l’altare campeggia una copia della Santa Sindone, a ricordo delle riparazioni avvenute ad opera delle suore di Chambery appunto, dopo i danni provocati al Sacro lenzuolo da un incendio. Bello anche il chiostro con un magnifico glicine all’interno. Da vedere é anche la fontana degli elefanti, eretta nel 1838 in memoria delle gesta di un Conte del luogo in India. Purtroppo il tempo (3 ore scarse) era poco e abbiamo dovuto lasciare la cittadinaverso l’una. Abbiamo pranzato a Aix les Bains per avvicinarci a Hautecombe: l’impressione molto parziale era però di una cittadina termale piacevole. Dopo una buona crepe salata, molto delicata, di grano saraceno, siamo arrivati sul lago, all’abbazia.  La chiesa abbaziale é lunga 70 metri e larga 30, in stile gotico romanico. Tutti i pilastri furono trasformati in monumenti ciascuno con statue, bassorilievi in memoria dei principi di Savoia. Le statue sono ca. 300, di cui tre di particolare menzione: La pietà (Benedetto Cacciatori), il re Carlo Felice (Cacciatori) e la Regina Maria Cristina (Albertoni). Sulle pareti ci sono degli splendidi affreschi del Vacca e del Gonin. I Savoia ebbero tre principali luoghi di sepoltura: Hautecombe per signori, conti e duchi, Superga per i re di Sardegna e il Pantheon a Roma per i re d’Italia. Ad Hautecombe vi sono sepolti anche Umberto II (re di maggio),  che non potè rientrare neanche  da morto in Italia e sua moglie Maria Jose’. Alle 15 è stata celebrata una messa in loro suffragio. Erano presenti il principi Vittorio Eamnuele III e la moglie Marina Doria e numerosi membri degli ordini dei cavalieri di Malta, cavalieri di Vittorio Emanuele, servizi d’ordine, personaggi dell’aristocrazia piemontese e persone comuni. Ha celebrato la messa il vescovo di Chambery: la funzione era in italiano e la predica in francese. Un coro di Rivoli ha eseguito con perizia alcuni brani. Al termine della cerimonia, le persone interessate andavano a rendere omaggio ai principi: era bello veder sfilare in pompa magna tutti quei nobili, sfarzosamente vestiti.

Mentre salivamo sul pullman cominciava a cadere una fitta pioggia che ci ha accompagnato nel viaggio di ritorno. Peccato la giornata grigia, perche’ il posto era veramente incantevole.

Franca.

BUON COMPLEANNO ITALIA

giovedì 17 marzo 2011

2011

Oggi 17 Marzo 2011 a Volpiano l’aria è ancora intrisa di pioggia;  il cielo è plumbeo,  il tempo è indeciso,  sembra voler partecipare,  sforzandosi di regalarci una giornata senza pioggia.

Di fatto è un cielo Italiano anzi Volpianese quello che ci sovrasta e ci accompagna alla celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia al  Parco della Rimembranza.

Una discreta folla si è radunata in Piazza Madonna delle Grazie: ci sono le Autorità, Le Associazioni tutte, con i loro vessilli;  i Vigili del fuoco, La Protezione Civile, la Croce Bianca , tutti con le loro belle divise e poi ancora i Carabinieri, i  Bersaglieri e gli Alpini.

Certo,  rispetto al numero degli abitanti,  i presenti sono pochi, ma (come dice qualcuno) “sono le minoranze entusiaste a fare la storia”

Il momento è importante: il trombettista inizia con uno squillo di tromba, tutti scattano sull’attenti; la banda musicale intona l’inno di Mameli, la bandiera sale sul pennone.  Il silenzio è interrotto solo dallo scrosciare delle acque del vicino Rio.

Prende la parola un Alpino Volpianese e con tono coinvolgente  e solenne  legge il messaggio del Presidente  dell’Associazione. Sono parole belle, commoventi, calme, parole che ti gonfiano il cuore;  parla dei nostri eroi, dei caduti per la Libertà d’Italia. Tra le altre una citazione di una famosa scrittrice Italiana “E quest’Italia, un’Italia che c’è anche se viene zittita o irrisa o insultata,  guai a chi me la tocca.  Guai a chi me la ruba”.

Guardi le lapidi dei caduti: quanti giovani con cognomi familiari….! Fai il conto alcuni avevano meno di 20 anni, morti per un ideale, morti per la nostra Unità. Sul volto attento dei presenti, specie i meno giovani , noti un luccichio: non è pioggia, sono i sentimenti, le emozioni genuine di chi pur non avendo partecipato direttamente alle ultime guerre, appartiene alla generazione di quanti hanno saputo archiviare il fascismo, le macerie delle guerre;  le generazioni che hanno avuto la forza morale e l’energia per rimettersi in piedi  e con loro il Paese tutto.

E ora anche il sole rompe gli indugi: ha capito la solennità dell’evento,  vuole partecipare e spunta dietro le nuvole se pur timidamente ma è sufficiente per rallegrare gli animi, è un buon viatico e mentre  la banda con le Autorità si allontana la bandiera scrollandosi dalla pioggia sventola sul pennone e sembra voler dire: BUON COMPLEANNO ITALIA.

Daniela Boscarato.

Ovada Ligure

martedì 15 marzo 2011

  

Non vi preoccupate, non è né un errore né un vezzo: semplicemente nel lembo sud-orientale del Piemonte si parla  ligure per un retaggio storico.

Dalle vette degli Appennini si vede il mare e nelle loro valli sono passate le carovane del sale.

Ovada fu sotto i marchesi del Monferrato ma, a partire dalla prima metà del secolo XIIIo, le sue vicende gravitarono nell’orbita di Genova. Nel tardo Medioevo, a fasi alterne, fu sotto il dominio dei Malaspina, dei Visconti, degli Spinola e, fatte salve alcune parentesi nella prima metà dei secoli XVIIo e XVIIIo, la città rimase alle dipendenze di Genova fino al 1820.

Una nota curiosa: sotto la Rivoluzione Francese venne redatto il primo progetto per quella via di comunicazione che, sebbene necessaria, non era mai stata realizzata prima: una strada che collegasse direttamente Ovada con Genova la cui esecuzione sarà però realizzata solo alla fine del 1800.

Passeggiare nel nucleo più antico dell’abitato dà veramente l’impressione di trovarsi in uno dei tanti paesi rivieraschi. Se alziamo lo sguardo possiamo ammirare le inconfondibili facciate liguri dai colori che vanno dal giallo all’ocra passando per il rosa. Le persiane sono verdi ed hanno i battenti che si aprono a ribaltina e, ad abbellire porte e finestre, ci sono motivi ornamentali molto graziosi.

Sulla piazza principale si erge la maestosa parrocchiale dell’Assunta che, con i suoi due campanili, ci regala un bel colpo d’occhio. Questa chiesa racchiude fra le sue mura una storia importante che, come Volpianesi, ci interessa molto da vicino.

Riteniamo sia giusto fare, in questa occasione, una digressione alla descrizione della gita perché c’è un filo che ci lega ad Ovada. Ve lo vogliamo riferire.

Intorno agli anni Ottanta, Papa Giovanni XXIIIaveva dato indicazioni circa l’opportunità di intraprendere azioni di aiuto verso i paesi sottosviluppati.

Il dottor Bordigoni ci ha raccontato che in quegli anni il parroco di allora, Don Vallorio, e l’intera comunità parrocchiale avevano sostenuto, sia economicamente sia operativamente, le Suore Benedettine della Provvidenza di Ronco Scrivia le quali avevano raccolto con entusiasmo il desiderio del Pontefice. Si trattava tuttavia di un progetto ambizioso per cui si sarebbero dovute preparare adeguatamente, andando a studiare ad Anversa: il compito che le avrebbe attese era sicuramente arduo e la competenza doveva essere adeguata.

Nei dispensari ed ospedali dell’Africa i mezzi a disposizione del personale sanitario sono sempre insufficienti per far fronte ad un quotidiano  fatto di situazioni al limite della continua emergenza. In questo contesto le suore avrebbero operato senza poter contare sulla presenza di un medico anche per prolungati periodo di tempo.

Ma, domanderete voi, quale filo riannoda la città di Ovada ed il suo vecchio parroco, prematuramente deceduto, da cui è partito questo magnifico progetto, a Volpiano? È un filo sottile e, tuttavia, estremamente forte e resistente.

Nel 1981 in Burundi, a dar loro un aiuto, arriva un’equipe sanitaria di cui fa parte  anche  il dottor Bordigoni alla sua prima esperienza in quel continente. È lì che conosce le suore con le quali collaborerà negli anni successivi portando avanti, insieme ad altri, un’opera umanitaria altamente significativa.

E così, ogni anno, il dottor Bordigoni ci incontra, con il pretesto di una cena aperta a tutti; in questa occasione ci rende partecipi, quasi come un rendiconto, di cosa è stato fatto nell’anno appena trascorso e degli obiettivi da raggiungere per quello successivo.

La risposta dei Volpianesi a questi appuntamenti è sempre stata forte: l’aiuto e la generosità di tutti fanno sì che si riesca a sostenere e far giungere aiuti importanti, nonostante la distanza: è proprio in questo modo che si è venuto a creare un legame ideale fra la popolazione di Volpiano e quella di Ovada, entrambe solidali con il Centro sanitario di Kabulantwa in Burundi gestito dalle Suore Benedettine di  Ronco Scrivia.

Torniamo, adesso, a bighellonare per segnalarvi una chiesa sconsacrata in Vicolo San Giovanni il cui campanile conserva tracce romaniche. In piazza San Domenico si trova la casa natale di San Paolo della Croce, fondatore della Congregazione del Passionisti. La statua che lo raffigura è collocata vicino al bel portone di ingresso e sulla facciata una nicchia votiva e due affreschi, elementi quest’ultimi che conferiscono una nota di eleganza alla casa. C’imbattiamo anche in una civica scuola di musica: concorrenti dell’Istituto Lessona? Il palazzo che la ospita ha le bandiere all’esterno che, ammettiamolo, conferiscono un certo tono.

Uscendo dalla città ci torna in mente quello che abbiamo letto su una vecchia guida. Sulle montagne che la circondano, nei secoli scorsi, accorsero molti cercatori d’oro con la segreta speranza di trovarvi ricchi giacimenti. Dopo molta ed inutile fatica, la delusione prese il sopravvento e l’impresa fu abbandonata.

In chiusura vi segnaliamo che, proseguendo verso Gavi Ligure, inizia quella che viene definita la strada dei castelli. Il paesaggio è movimentato da una miriade di manieri, torri, ruderi e fortezze fino a formare un anello, all’epoca di protezione, e che oggi ci regala notevoli effetti scenografici.

Ma questa, si sa, è un’altra storia e quindi sarà un’altra gita

Marina e Luciano

Rotonda di San Michele

domenica 13 marzo 2011

Cos’è quel PREGEVOLE edificio che sta sorgendo inquietante alla rotonda? Un riformatorio, le nuove carceri, l’ennesimo centro commerciale? Un’altra occasione per realizzare un edificio DI BUON GUSTO E DECENTE irrimediabilmente P-E-R-S-A … Giusi

Bandiere per 150 anni Unità d’Italia

domenica 13 marzo 2011

Mi è giunta voce che in Via Umberto I le bandiere sono state date gratuitamente ai residenti. Io ne ho comprate molte pagandole, così come hanno fatto gli altri abitanti di Volpiano.
Come mai? Non siamo TUTTI italiani? Due pesi e due misure proprio alla vigilia dell’UNITA’? C’è già troppa gente che non vede l’occasione per sparlare dell’Italia e questo fatto, se vero, non aiuta certo. Giusi