Archivio della Categoria 'Considerazioni'

GRANDE SUCCESSO DEL CORO UNITRE/ANNI AZZURRI

martedì 23 maggio 2017

Domenica 21 maggio 2017  nel contesto del FESTIVAL NAZIONALE DEI CORI UNITRE, il coro di Volpiano si è esibito al Teatro Selve di Vigone. Successo meritato   per i  cantori che dopo  mesi di preparazione e disponibilità  hanno dimostrato la loro capacità.

Applausi e  un finale  molto speciale  ( il nostro coro cantava per ultimo)  in quanto tutti i numerosi cori e spettatori presenti  si sono uniti  nel canto finale del  VA PENSIERO, facendo vibrare  questo meraviglioso teatro antico  di un’emozione unica.

Bravi…………..bravi………. .bravi !!!

Visita a Castries

sabato 16 luglio 2016

Mercoledì  13 luglio una numerosa delegazione d Volpianesi  è partita alla volta di Castries, paese della Francia gemellato con Volpiano.

Solo tre giorni, ma intensi. Incontro sempre molto affettuoso  con gli abitanti,  pic nic nel parco del Castello con fuochi artificiali, attesa del passaggio  in paese del Giro di Francia con tutta la carovana al seguito e i tifosi  che da ore erano in attesa. Cena in piazza  con  prodotti bio  tipici del territorio.Visita al polo turistico VIAVINO, con vigneti di tante varietà d’uva  della zona   e grandi spazi, centro studi per  conferenze e  degustazioni.

Anche se in questi giorni la Francia è stata  di nuovo messa a dura prova,    queste dimostrazioni di amicizia e affetto tra abitanti di paesi diversi è una  conferma  che con buona volontà, 54Chateau_de_Castries2castries 2  rispetto delle idee altrui e umiltà si possono creare  scambi culturali importanti   e manifestazioni  di vera amicizia che lasciano nel cuore una grande speranza.

UNITRE – chiusura degli ultimi laboratori.

mercoledì 29 giugno 2016


Ieri sera è finita  AEROBICA  con un po’ di  rimpianto delle partecipanti  al corso, ora si tratta di affrontare l’estate con l’energia e la grinta che in tutti questi mesi  avete  accumulato.   Brave!!!  siete proprio ragazze   ” IN GAMBA”

Ultima lezione anche per Taiji Quan  su di un verde prato della  nostra Vauda,   per poi finire la serata con amicizia  in pizzeria    “PERSONE SPECIALI”taiji Q. 2016  1taiji Q,. 2016  2

TRANQUILLE!!!  a ottobre  si ricomincia !!!!

 

 

Gruppo di restauro Unitre

mercoledì 25 maggio 2016

Il gruppo di restauro Unitre  che da alcuni giorni si sta dando da fare  nel lavoro di pulizia e conservazione del portone principale  del Comune  è agli sgoccioli,  da domani il portone si potrà ammirare in tutto il suo splendore.

Dopo  la sistemazione delle campane, della tinteggiatura della chiesa Parrocchiale  e…………. la pulizia del portone  si può dire che questo angolo di Volpiano è diventato più carino.

Un grazie di cuore a delle persone speciali !!!    GRANDE  SODDISFAZIONE!!!

portone comune 1

YOGA …………… che bella esperienza!

venerdì 20 maggio 2016

20160518_104653 yogaSuccesso per  il laboratorio di yoga, alcune partecipanti   con lacorso di yoga bravissima BARBARA GALLO.

 

Il prossimo anno si ripete?     CERTAMENTE e già dai primi giorni di  ottobre, e se saremo in tanti ci saranno più turni,  prenotatevi per tempo.

GRAZIE ….. ai volontari Unitre

mercoledì 11 maggio 2016

Ecco alcuni  volontari  del GRUPPO DI RESTAURO   che hanno terminato il  grande progetto ” Conservazione e restauro banchi e sedie della Cappella di San Rocco”

Bellissimo gruppo, impegnato e disponibile che con la docente Maria Pacino  hanno fatto un lavoro veramente eccellente !!!

Un GRAZIE  speciale dall’Unitre ,dall’  Associaz. SanRocco e  da me (  Volpianese da sempre)Restauro 1Restaruro 2Restauro 3

Quando Nardò accoglieva gli ebrei in fuga

domenica 24 aprile 2016

santa maria

“Vorrei esprimere la mia gratitudine al gran popolo italiano. Io ed altri 1.500 ebrei jugoslavi perseguiti dai nazi durante la seconda guerra mondiale siamo stati salvati dal governo italiano. Prima della fine della guerra ci hanno trasportati a Bari e dopo a Nardò, a Santa Maria al Bagno. I ricordi di quei posti hanno lasciato un’ impressione indimenticabile nella vita. La gentilezza degli abitanti, le bellezze naturali, vigne, spiagge, non dimenticherò mai ”.

” Nel Salento ci sono pezzi di storia poco conosciuti o dimenticati dai più. Il profugo ebreo Jakob Ehrlich, con queste parole, ce ne dà una conferma e allo stesso tempo riporta alla luce una bella pagina di storia di questo territorio. Una storia di accoglienza, vera. Dal 1944 al 1947 a Santa Maria al Bagno fu organizzato un grande campo profughi, conosciuto come n°34 o con la denominazione di Santa Croce. La preparazione del campo fu inizialmente opera degli inglesi, in seguito coadiuvati dall’UNRRA (United Nations Relief Rehabilitation Administration). Le istituzioni organizzarono l’accoglienza requisendo anche le case e le ville adoperate dai neritini per le vacanze, nelle quali furono ospitati i rifugiati. L’obiettivo era quello di far confluire, in un posto sicuro, la massa di profughi ebrei che fuggivano dalla persecuzione nazista.
In quegli anni Santa Maria al Bagno si trovò letteralmente invasa da questa moltitudine di fuggiaschi ( il campo arrivò a contenere sino a 3.000 rifugiati) di varie nazionalità: turchi, russi, greci, lituani, ungheresi. Uomini, donne e bambini che furono internati nei campi di concentramento e che vissero sulla propria pelle la follia nazista. Per loro Santa Maria al Bagno doveva essere solo un punto di passaggio prima di approdare nella “terra promessa”: la Palestina. Ma la permanenza si rivelò più lunga delle attese, sopratutto perché allora gli inglesi non erano favorevoli alla formazione di uno Stato di Israele.
Presto però Santa Maria al Bagno dimostrò di essere più di un “ghetto dorato”, con il mare che pareva una lastra di vetro al rispecchiare dei raggi solari, con le ville, la natura. Un paesaggio armonico che si conciliava perfettamente con la gentilezza degli abitanti del posto. Quest’ultimi non venivano da un periodo facile, era appena terminata la guerra, la maggior parte della popolazione viveva in uno stato di povertà. Ma alla fine del ’44 e per tutto il periodo di cui parliamo, la vita cominciava faticosamente a farsi strada verso una nuova normalità: le persone si riappropriavano di una vita sociale, ricominciavano le feste, i riti religiosi, il lavoro.
L’emergenza profughi che colpì in pieno il territorio e gli abitanti di Santa Maria al Bagno fu, in un certo senso, l’ultimo conto presentato dalla Guerra a Nardò. Inizialmente la diffidenza fu tanta. Volti scavati, duri, bocche chiuse, atteggiamenti schivi. Facce che parevano aver vissuto l’inferno, dal quale non ci sarebbe più stato ritorno. Questo fu il primo contatto tra due popoli coinvolti in una stessa guerra, certamente vissuta in maniera diversa , ma che adesso si trovavano insieme sotto lo stesso tetto, nella stessa piazza. La diffidenza però fu superata in fretta, lasciando il posto alla solidarietà. Presto si crearono comitive di amici formate da autoctoni e profughi, si andò insieme al mare, al cinema, a cena. Sbocciarono i primi amori, sia nel campo ( furono 400 i matrimoni tra profughi celebrati a Santa Maria al Bagno) sia tra rifugiati e neritini. Alcuni di questi rapporti sentimentali durano tutt’ora. Per le cerimonie furono messi a disposizione dalle persone del posto i loro abiti nuziali, adattati e rimessi a nuovo, un bel gesto di fraterna solidarietà.
Anche l’organizzazione dell’accoglienza da parte di chi governava fu impeccabile, sul piano materiale non mancò niente ai profughi. Inoltre, man mano che i rapporti tra le due popolazioni diventavano sempre più amichevoli, il campo veniva dotato di maggiori servizi e strutture. Insomma più che un campo sembrava un piccolo centro abitato: vi erano tre mense, due sinagoghe, un ospedale, un ambulatorio medico e uno studio dentistico. In una località ( attuale villa de Benedittis) si celebravano matrimoni, si svolgevano concerti, spettacoli teatrali e feste da ballo.
Non è un caso se a distanza di decenni quegli stessi profughi si ricordino ancora di Santa Maria al Bagno come di un posto dove sono rinati. Dopo aver visto i propri simili essere introdotti nei forni crematori, subito umiliazioni, assistito a fucilazioni di massa, a Nardò, a Santa Maria al Bagno, quegli stessi profughi hanno riscoperto di essere persone. Delle persone che adesso sono eternamente grate agli abitanti e alle istituzioni di Nardò.
Da questa gratitudine, espressa principalmente in numerose lettere di riconoscenza, la memoria di quell’esperienza è rimasta viva anche dopo la chiusura del campo. Per quell’accoglienza nel 2005 il Presidente Ciampi conferì alla città di Nardò la Medaglia d’oro al Merito Civile. Non solo. Tutte le sensazioni sopra descritte è ancora possibile viverle nel Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno, gestito dall’Associazione Tic Tac. Una struttura inaugurata nel 2009 e interamente dedicata a quell’esperienza.
Lo scorso martedì , come spesso accade, il museo è stato visitato da un gruppo di ebrei. Un uomo, nato anch’egli in un campo profughi, ha pianto alla vista di alcune foto affisse sulle pareti. Girando tra le mura del museo l’emozione è palpabile, un nodo ti si stringe in gola alla vista di una carta d’identità marchiata dal Reich con una grande J rossa che stava ad indicare “Juden”, Giudeo. Tre grandi murales, ritrovati in una vecchia casa dell’epoca, raffigurano tre diversi momenti dell’odissea dei profughi: il bisogno di una patria, la lunga migrazione verso il Salento e il rifiuto di un soldato inglese di consentire l’accesso a Gerusalemme.”

Dalla lettura di questo articolo comparso su un giornale locale pugliese e scritto da Stefano Martella nel 2013, mi sorgono spontanee alcune domande:
- Com’é possibile che nel ’44, nel ’47, in un’ Italia devastata dalla guerra in corso o appena conclusa, sia stato possibile allestire un campo per 3000 profughi, in un paesino, ridente, costiero, che io ho visitato, ma comunque ancora piccolo oggi, una frazione di Nardò?
- Sicuramente gli aiuti del Piano Marshall sono stati determinanti, il dirottamento in Puglia di tante persone provate da anni di reclusione sarà stato deciso per avvicinarli alla futura destinazione in Palestina, ma la solidarietà e la vicinanza delle persone del posto, la loro accoglienza, la loro comprensione, ha fatto la differenza, ha ridato a quelle persone distrutte, senza futuro e senza passato, una ragione per tornare a vivere, per comprendere che non esiste solo un modello di persone capace di gesti efferati, senza pietà, prive di coscienza, incapaci di un gesto di pietà, la gente di questo piccolo paese ha ridato loro una SPERANZA e UNA RAGIONE PER CONTINUARE A VIVERE.

Non si sarebbe potuto ancora oggi ripetere il miracolo, dando speranza alle migliaia di persone che fuggono dalla guerra, dalla miseria, dalla violenza, fornendo loro gli aiuti necessari direttamente , facendosi carico delle loro generalità, competenze, ascoltando le loro storie, i loro piani per il futuro, ricompattando i nuclei familiari,  invece di rispedirli da dove sono fuggiti, delegando ad altri sostegni economici, autorizzazioni e mezzi  per occuparsi di un’emergenza che non abbiamo voluto affrontare?

Franca Furbatto

Gesù di Giovanni Pascoli

sabato 26 marzo 2016

Gesù

 

E Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
campagne sotto il mietitor rimorte,
il suo giorno non molto era lontano.
E stettero le donne in sulle porte
delle case, dicendo: Ave, Profeta!
Egli pensava al giorno di sua morte.
Egli si assise, all’ombra d’una mèta
di grano, e disse: Se non è chi celi
sotterra il seme, non sarà chi mieta.
Egli parlava di granai ne’ Cieli:
e voi, fanciulli, intorno lui correste
con nelle teste brune aridi steli.
Egli stringeva al seno quelle teste
brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
temo per l’inconsutile tua veste;
Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:
-Il figlio Giuda bisbigliò veloce-
d’un ladro, o Rabbi, t’è costì tra ‘piedi:
Barabba ha nome il padre suo, che in croce
morirà.- Ma il Profeta, alzando gli occhi
-No-, mormorò con l’ombra nella voce,
e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.

Le campane, l’anima e la voce della nostra comunità

venerdì 25 marzo 2016

 

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Il suono delle campane ha accompagnato da sempre i momenti lieti e tristi del singolo e della comunità, forte voce pubblica cristiana, che segnava le nascite, i battesimi, ma anche le morti, i funerali, l’agonia, il viatico, i matrimoni, l’Angelus, i Natali, le Pasque….
Mia madre racconta, in base ai suoi ricordi, che il suono delle campane era diverso, a seconda dell’annuncio che volevano trasmettere: ‘ l tripulin, segnalava la morte di un neonato, e questi annunci erano più frequenti di quanto si pensi negli anni 30 – 40, ora non si sentono più; poi c’era “la passa’” che annunciava la morte di un cristiano e persiste tutt’oggi. Le persone si “segnavano”, si facevano il segno di croce, affacciandosi alle finestre del centro, chiedendo: “Chi a l’è mortie?”. Un altro compito principale della campane era quello di suonare l’Angelus, tre volte al giorno: mattino, pomeriggio e vespro. In queste occasioni le persone si fermavano, ovunque fossero e recitavano l’Ave Maria, gli uomini con il cappello in mano.
Quando Don Claudio é arrivato a Volpiano, ci ha invitati a recitare un’Ave Maria alle ore 21 della sera, al suono delle campane: un modo per pregare insieme, tutta la famiglia riunita. Famiglia: luogo di accoglienza, di pace, di ritrovo, di condivisione, di Amore, un bel modo per raccontarci la giornata trascorsa.
Ben diverso era, ed é, il tocco delle campane che suonano a festa per annunciare la Pasqua: squarciando il silenzio dei giorni precedenti, annunciano con gioia l’incontro dei credenti con Cristo risorto.
Anche a Natale il suono é festoso, l’annuncio che portano é contagioso: é nato il Salvatore, pastori accorrete! Gente tutta, accogliete l’annuncio! Angeli contemplate la Gloria di Gesù!
Nella civiltà contadina le campane hanno sempre avuto il compito di suonare all’arrivo dei temporali e della grandine, nella speranza di allontanare questi fenomeni funesti e salvare il raccolto. Si suonavano anche in caso di pericolo, di peste, di incendio, per radunare la popolazione, o per invocare solidarietà, donando a chi le ascoltava un senso di appartenenza, di unità.
Ai fini civili, le campane sono state utilizzate per segnalare le ore, a volte le mezz’ore, l’entrata e l’uscita dei ragazzi a scuola, gli annunci importanti comunitari.
Le campane, come la chiesa, l’altare, il calice, venivano consacrate con l’olio santo, con un rito pontificale, che solo il Vescovo poteva eseguire.
Sulle campane venivano scritte frasi propiziatorie, se ne sono trovate diverse: “Lodo il Vero Dio, chiamo il popolo, riunisco il clero, intercedo per i defunti, scaccio la peste, adorno le feste”; su altre frasi tipo” Preghiamo per i defunti”; “Fuggiamo la peste”. E’ da appurare quello che c’é scritto sulle nostre cinque campane.
Per ora sappiamo che necessitano con urgenza di un intervento di manutenzione e di messa in sicurezza. E’ stata contattata la Ditta, tuttora esistente, che le aveva prodotte nel 1893, per conoscere i lavori da eseguire, ed é stato formulato un progetto. Non si tratta di cifre impossibili: il costo dovrebbe aggirarsi sui 63.000 euro, cifra che é stata raggiunta con il contributo e la generosità di molti.
Questa mattina sono state rimosse per prestare loro le cure necessarie, la dovuta pulitura e la sostituzione per altre. Occasione propizia quella pasquale, quando il silenzio scende mesto sull’intero paese e nei nostri cuori, nei tre giorni che precedono la Risurrezione di Cristo per poi esplodere in tutta la loro gioia il giorno di Pasqua.
Formulerei un augurio di speranza per tutti noi, un forte desiderio : che le campane del nostro campanile non smettano mai di suonare e porgerei un grazie doveroso alle vecchie campane, rimosse proprio questa mattina, dopo 120 anni di onorato servizio, protagoniste indiscusse della nostra vita quotidiana, protettrici della comunità, affinché esse continuino a vegliare su di noi, anche dopo la loro rimozione, solo da una prospettiva diversa……

“E’una bella cosa ascoltare il suono delle campane che cantano la
gloria del Signore da parte di tutte le creature. E poi ciascuno di noi
porta in sé una campana molto sensibile: questa campana si chiama
cuore. Questo cuore suona, suona e mi auguro sempre che il vostro
cuore suoni sempre delle belle melodie; melodie di riconoscenza, di
ringraziamento a Dio e di lode al Signore e che superi sempre le
melodie cattive di odio, di violenza e di tutto ciò che produce il male nel
mondo”.
(Giovanni Paolo II, parrocchia Santa Maria del Rosario di Roma”)

Buona Pasqua a tutti!

 

Franca Furbatto

ASPETTANDO LA PRIMAVERA

domenica 28 febbraio 2016

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