Archivio della Categoria 'Storia'

Evoluzione a Volpiano dal 1975

lunedì 31 maggio 2010

Ciao, mi chiamo Antonetta vengo dalla Puglia sono arrivata a Torino nel 1959 all’età di 12 anni, sono cresciuta a Torino, mi sono sposata  nel 1969 e sono arrivata a Volpiano nel 1975 dove con mio marito ci siamo costruiti la nostra casa. Faccio parte di un’associazione, il Gruppo Donne di Volpiano, con loro organizziamo molte manifestazioni e mercatini per raccogliere fondi per il sociale.

Volpiano, quando sono arrivata, era un paese con tanti campi e molto verde, i miei bambini avevano molti  spazi per giocare, la strada era ancora da asfaltare mentre ora invece  è  molto cambiata, sono state costruite molte  case e il paese si è molto ingrandito.

Prima passavano molti animali per la strada, vicino casa mia c’erano dei bei pavoni che salivano sul tetto della cascina e aprivano la loro bella coda. Ora è diventata una cittadina e molto verde è scomparso dando spazio a nuove abitazioni.

Nella zona di San Michele, dove io abito, prima non c’era la bella fontana, la sera è illuminata e fa piacere  quando passiamo. Anche la piazza del comune è cambiata, prima c’era un parcheggio, ora c’è una fontana con panchine dove molte persone possono stare li seduti a chiacchierare. Purtroppo a volte ci sono delle persone maleducate che rovinano il verde che c’è intorno, a me piacerebbe che rimanesse tutto bello curato e intatto.

EUROPA 1945

venerdì 23 aprile 2010

Attraverso alcuni ricordi di mio padre voglio raccontare un pochino questa nostra Europa di tanti anni fà.
Lavorare 12_14 ore al gioro per i tedeschi in cambio di un etto di pane e un pò di brodaglia di rape, “al giorno”.
Strisciare sotto i reticolati di notte, per raccogliere qualche buccia di patata scartata dalla cucina, e nel farlo sentire il fischio di una pallottola girarti il berretto.
Vedere tanti compagni ammalarsi e poi sparire, altri finire sotto le bombe alleate.
Dopo la liberazione da parte dei russi macerie e desolazione nelle città tedesche.
Le donne per le strade chiedevano cibo, suscitando pietà anche in chi era stato loro prigioniero.
Quando ero piccola ho sentito più volte mio padre dire: spero  di non vedere mai più la faccia di un tedesco. Ma molti anni dopo, un collega tedesco di mio marito è stato ospite da noi.
L’incontro con mio padre è stato inevitabile e molto commovente. Entrambi stringendosi la mano hanno detto che  mai più deve ripetersi quanto avvenuto.
Sono passati 65 anni ed in questo tempo si è lavorato molto per costruire un’Europa unita in pace. Sicuramente molto resta da fare, ed io sono convinta che questo sia il modo migliore di onorare tutte le vittime e le persone che hanno sofferto tanto.
Attraverso i loro sacrifici e le loro volontà l’Europa è risorta dalle sue ceneri trovando la via dell’unità e della pace.

Piera

25 APRILE GIORNO DELLA LIBERAZIONE

venerdì 23 aprile 2010

 

 

200px-Flag_of_Italian_Committee_of_National_Liberation.svg[1]

 

Una  bandiera per ricordare quanti hanno operato, combattuto, e dato la vita per la libertà.
Senza dimenticare l’alto costo in vite umane subito dalla popolazione civile.

 

Partigiani_sfilano_per_le_strade_di_milano[1]

 

Piera

RICERCA di…. un libro

martedì 2 marzo 2010

ciao a tutti,

ho pensato di chiedere a tutti Voi di aiutarmi nella ricerca di un libro.Trattasi  di un volume” Universae Scripturae Concordantia”scritto da un sacerdote, tale Michele Bechis – fratello della mia bisnonna – nato nel 1839 e morto l’ 8.3.19o2.

Qualche oggetto è stato conservato ed è in mio possesso,ma non sono state rinvenute scritture,   anche se mi risulta che oltre a quel volume ne avesse scritti altri .

Spero che qualcuno mi possa aiutare. 

Margherita

IN MEMORIA DEGLI ANGELI DI TEREZIN

martedì 26 gennaio 2010

Bambini, ragazzi cui è stato impedito di crescere, ci hanno lasciato le loro poesie, i loro disegni a testimonianza del loro grande desiderio di vivere

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Il giardino 
E’ piccolo il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentiero
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come un bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirà
il bambino non ci sarà.
Franta Bass (1930 – 1944)

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La paura
Di nuovo l’orrore ha colpito il ghetto,
un male crudele che ne scaccia ogni altro.
La morte, demone folle, brandisce una gelida falce
che decapita intorno le sue vittime.
I cuori dei padri battono oggi di paura
e le madri nascondono il viso nel grembo.
La vipera del tifo strangola i bambini
e preleva le sue decime dal branco.
Oggi il mio sangue pulsa ancora,
ma i miei compagni mi muoiono accanto.
Piuttosto di vederli morire
vorrei io stesso trovare la morte.
Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore.
Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!
Eva Picková, anni dodici, (morta 18/12/1943)

Piera

27/01/2010 Giorno della memoria

lunedì 25 gennaio 2010

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E’ accaduto in Europa, terra di musicisti, scrittori, poeti, culla di civiltà.
Il 27/01/1945 furono abbattuti dalle truppe sovietiche i cancelli di Auschwith e il mondo intero ammutolì.
Ricordando le vittime di tutti i genocidi perpetrati in ogni parte del mondo:
dal libro di PRIMO LEVI, la poesia

        SE QUESTO E’ UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
considerate se questa è una donna,
Senza capelli  e senza nome
Senza più la forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

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Piera

Volpiano in tutte le stagioni

mercoledì 6 gennaio 2010

comincia il nuovo anno, nel gruppo Unitre che si trova una volta al mese per parlare di poesie, qualcuno ha ricordato come sua mamma le insegnasse a vedere il bello che c’è intorno a noi.
vorrei mettere qualche foto di Volpiano in diversi momenti, non è indispensabile visitare luoghi esotici per vedere il “bello” del mondo, basta guardarsi intono con uno sguardo attento e pronto alla bellezza  anche se non si è fotografi professionisti.la Confraternita dalla Piazza vista da Marina Borge

autunno

autunno

inverno

inverno

PER NON DIMENTICARE

giovedì 3 dicembre 2009

f0168[1]

Una notizia del telegiornale: il premier della Bielorussia, Lukashenko, apre gli archivi del K.G.B., permetterà finalmente all’ Italia di conoscere la sorte dei suoi uomini, dei suoi ragazzi, svaniti nel nulla durante la persecuzione Staliniana degli anni trenta e la seconda guerra mondiale.

A questa notizia riaffiora vivida nella mia mente una figura di donna e madre. Esile, vestita di scuro, con il grembiulino davanti, ricordo con quanta delicatezza sistemava le giovani piantine di granoturco. C’era amore in ogni suo gesto. La guardavo raccogliere il grano, tagliare le piante della saggina. Una vita semplice dedicata alla cura della famiglia e al lavoro della terra. Ricordo i suoi discorsi, con mia madre, intrisi di sofferenza. Il suo giovane figlio era stato mandato in Russia a combattere. Una mamma instancabile: la sera aveva lavorato a mano calze e maglioni in attesa del suo ritorno. Il 25 aprile 1945 era passato ormai da circa dieci anni e del suo figliolo non aveva più saputo niente. Gli uffici competenti avevano solo saputo dirle che era disperso. Quanti interrogativi tormentavano il suo cuore. Forse era vivo ma gli impedivano di tornare? Era morto di freddo, di fame, in combattimento? Qualcuno avrà colto il suo ultimo respiro, gli avrà dato conforto? Nessuno ha mai potuto dare risposta alle sue domande. Il velo della lontananza, gli eventi terribili avevano scritto la parola mistero su una pagina pietosa della nostra storia. Non dimentichiamo questi giovani uomini. Avevano tanti sogni, proprio come i ragazzi che ora frequentano la scuola, ma la follia della guerra li aveva falciati come teneri fuscelli.

Le stelle vegliano i loro sepolcri e i fiori di campo li ornano.

Piera

Dal passato un esempio di vita

lunedì 14 settembre 2009

L’economia di Volpiano negli anni trenta si basava principalmente sull’agricoltura, ma era anche ricca di tante piccole attività. In Vauda c’era una fornace dove lavoravano, da marzo fino all’autunno, donne e uomini. In molte famiglie si coltivavano bachi da seta e nei campi anche arachidi e canapa. C’erano sarte, muratori, carpentieri, capomastri, mugnai, ombrellai, fabbri, giardinieri e falegnami. Spesso i mestieri si tramandavano da padre in figlio.
Vincenzo, il papà di Nicolò, era cresciuto in una famiglia di muratori ma, non aveva voluto seguire le orme paterne. Con grande volontà subito dopo le scuole elementari, si era recato in una falegnameria per impararne il mestiere. A volte non dormiva la notte per il timore di non svegliarsi presto la mattina. La famiglia l’avrebbe lasciato dormire: era ancora così piccolo! Con grandi sacrifici, più grande, era riuscito ad aprire una sua falegnameria. I suoi figli, erano ancora molto piccoli quando dovette partire per la prima guerra mondiale. Ritornò molto malato, non poteva lavorare. Nicolò, allora, aveva dieci anni, capì il dolore del papà e lo rassicurò: “Papà, ora che sei qui, mi puoi insegnare il mestiere e stai tranquillo, vedrai, lavorerò io al posto tuo”. Era sorprendente, racconta la sorella, quello che Nicolò riusciva a fare con tanta volontà ma soprattutto con grande intelligenza. A poco a poco, riuscì a sostituire il padre, che dopo pochi anni morì. Nicolò era anche un appassionato apicoltore e nel 1996 venne invitato a Roma dalla stessa associazione  per ricevere una targa al merito. Sicuramente in alcune case di Volpiano ci sono ancora i suoi mobili lavorati a mano, sempre più preziosi. Un tempo scendeva molta neve e Nicolò si costruì da solo gli sci con il legno. Non era facile dare la giusta sagomatura, i primi erano un po’ rudimentali, ma poi sempre più belli decorati e funzionali. Nicolò era diventato un bravo sciatore e gli piaceva tanto scendere il pendio della vauda con gli sci insieme ai suoi amici. In quei tempi i ragazzi facevano anche delle belle discese con la slitta.

Ogni volta, che ho la possibilità di ascoltare un racconto che riguarda i giovani degli anni ‘30, per me, si apre uno scrigno, ed ognuno di quei ragazzi è una perla rara.

Ringrazio la sorella di Nicolò per il dono dei suoi ricordi.

Piera

Il prezzo della guerra

lunedì 6 luglio 2009

Mio padre era un bambino di neppure sei anni quando suo padre partì per la  prima guerra  mondiale e dovette cominciare a lavorare nei campi per aiutare il nonno. Finita la guerra il papà tornò… ammalato. Lo stato, allora, aveva promesso una ricompensa a tutti i combattenti e i contadini speravano in un pò di denaro per comprarsi un pezzetto di terra. I miei nonni si videro recapitare un pacco contenente un pezzo di stoffa per un vestito da uomo. Mio padre fu il beneficiario di quel tessuto, ma raccontava che era talmente brutto, nonostante il buon lavoro del sarto, che quando lo indossava gli sembrava di avere addosso un sacco di quelli che si usavano per contenere il grano.
Sono stata qualche anno fà, al sacrario di Redipuglia e ne ho visitato il museo. Con commozione ho osservato le lettere e le poche cose che i soldati avevano in dotazione. Poi la mia attenzione è stata attratta da quello che definisco un brutto quadro. Rappresenta una donna con il figlio in braccio che puntando il dito verso il marito dice: ” vai a fare il tuo dovere verso la patria, ai figli penso io”. Non credo rappresentasse giustamente il pensiero delle donne italiane, le quali, subivano questa situazione. Molti di questi soldati erano analfabeti e per andare in guerra lasciavano la famiglia in una situazione di miseria che, in loro assenza, poteva solo peggiorare. Molti uomini hanno perso la vita, molte mamme hanno perso i loro figli, altre li hanno cresciuti da sole con enormi sacrifici e molto coraggio.

Piera